VMworld, il futuro si fa multicloud

VMworld,  il futuro si fa multicloud

VMware vuole porporsi non più come vendor di prodotti ma di piattaforma - dall’on promise al cloud. Attenzione alta sulla componente di networking virtualizzata – dove oggi si innesta l’accordo con Vodafone - e di sicurezza in chiave moderna con...

di: Barbara Torresani del 14/09/2017 18:00

Cloud Computing
 
Barcellona - La versione europea del VMworld di scena in questi giorni a Barcellona (fino a oggi 14 settembre) si colloca nel solco degli annunci della recentissima edizione mondiale a Las Vegas (a fine agosto), di cui esalta e amplifica le novità. Non potrebbe essere diversamente per quella che è la decima edizione del format europeo, quest’anno di fronte a una platea di circa 11 mila persone.
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Pat Gelsinger, Ceo di VMware
Per VMware, di fatto, un esercizio di continuità. Vision e strategia attuali illustrate dal Ceo Pat Gelsinger nelle sessioni plenarie, sono state disegnate già da alcuni anni: un viaggio costituito da elementi portanti che si snoda in tappe sequenziali con l’obiettivo di guidare le aziende nel loro percorso di innovazione e di trasformazione delle infrastrutture nell’era moderna.  
“Realize what’s possible” lo sprone dal palco. Al centro le esigenze del cliente che deve vedere nella tecnologia, nello specifico nell’IT, l’elemento per  abilitare il business, qualsiasi esso sia replicando quell'esperienza utente tanto ricercata. La tecnologia finalmente va verso il business; un paradigma molto atteso e oggi quanto mai reale. E per farlo deve essere semplice, fluida ma al contempo consistente e sicura per agevolare la trasformazione digitale delle aziende, rispondendo alle aspettative in ogni settore: dal banking alle telco, alla sanità e ai media/enterteinement. la trasformazione/evoluzione riguarda per prima VMware, che intorno al proprio core business, sempre saldo, si apre e aggancia nuove frontiere tecnologiche, passando da ruolo di fornitore di prodotto infrastrutturale a quello di fornitore di piattaforma, portando in dote un bagaglio costruito negli anni: dal data center al cloud, dal desktop al mobile, in un contesto sicuro e definito dal software. ‘Dal cloud all’edge’ è lo slogan di oggi (per rispondere anche all’innovativo paradigma IoT dove si colloca la recente proposta VMware Pulse IoT, ndr), con il mondo fisico e il digitale che si intersecano senza soluzione di continuità. Il tutto aprendosi sempre più all’esterno e facendo leva sulle partnership tecnologiche.  

Any device, any application, any cloud

Cloud, mobility, security le tre priorità dei Cio oggi, che declinate in chiave VMware passano da alcuni step principali quali la modernizzazione del data center, l’integrazione del public cloud, il potenziamento del workspace digitale e la trasformazione del networking e della sicurezza. Una vision che in estrema sintesi recita: any device, any application, any cloud, in una disegno d’insieme che non vuole lasciare fuori nulla e che lascia all’utente la possibilità di scelta per gestire i propri carichi di lavoro in sicurezza in un mondo sempre più ibrido dove l’on promise e il cloud – questo in versione multipla – coesistono, mutuando il meglio di ciascun mondo. E’ lungo queste tre direttrici oggi si articola l’offerta del vendor.  Poco di nuovo  rispetto alla più recente edizione si potrebbe dire a una prima lettura, ma non è così, perché ciascuna direttrice portante aumenta oggi in profondità e valore con add on significativi che rendono consistente la ‘value proposition’ del vendor.
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E’ il caso per esempio nella direttrice ‘any device’ della componente VMware Workspace One, la piattaforma moderna di unified end user experience per il workspace digitale - nata dalla combinazione della parte di virtualizzazione del desktop con quella di Enterprise Mobility Management di derivazione AirWatch – per la gestione degli end point, che unifica l’esperienza dell’utente finale nelle piattaforme end point in modo sicuro. A Barcellona VMware ha annunciato l'espansione della Mobile Security Alliance (Msa), l’esteso ecosistema di vendor di sicurezza, integrato appunto con la piattaforma Workspace One per fornire un approccio completo in grado di garantire la sicurezza degli  aspetti relativi al digital workspace.
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La declinazione cloud, come già presentata nell’edizione 2016 significa oggi multi cloud – secondo cui le aziende possono utilizzare i servizi cloud di fornitori diversi con un’offerta estesa di soluzioni dal private al public, prediligendo l’ibrido, per eseguire, gestire connettere qualsiasi applicazione su cloud in modo semplificato. Strategia e vision del vendor in questo senso prevedono quattro passi principali: rendere il cloud privato semplice e facile da implementare, intensificare le partnership con i cloud provider principali, estendere il programma VMware Cloud Provider e fornire un ampio portafoglio di servizi cloud. Nello specifico, Vmware Cloud Foundation è l’offerta portante, un’infrastruttura che poggia sullo stack vSphere (compute), VSan (storage) ed Nsx (network) con la componente di Cloud management (SDDC), oggi aperta alla coesistenza di più cloud.   

Il cloud è multiplo. Si attiva l'apertura ad Aws
Consistenti in questo caso gli annunci più recenti: a Las Vegas quello di un insieme di prodotti e servizi volti ad arricchire l’offerta cloud. In particolare, Vmware Cloud e VMware Cloud Services – Discovery, Cost Insight, Wavefront, Network Inshigt, NSX Cloud, AppDefance e Workspace One - per fornire un approccio unificato e avere una visibilità end-to-end sull’utilizzo dei cloud, sui costi, sul traffico di rete, sul monitoraggio delle metriche e sugli analytics sui cloud on promise e pubblici; e poi la disponibilità di VMware Cloud on Aws nell’area US West (Oregon) a cui faranno seguito altri paesi Usa e via via altre Region (in Europa verosimilmente si partirà da Uk nel 2018, ndr). In questo modo VMware  - come già per il cloud pubblico Ibm – porta il proprio Software Defined Data Center nel cloud Aws permettendo ai clienti di eseguire applicazioni in ambienti cloud basati su VMware vSphere con accesso ottimizzato ai servizi Aws.
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Nell’alveo cloud annunciati miglioramenti per la piattaforma di cloud management VMware vRealize Suite 2017 che punta ad accelerare la delivery dei servizi IT attraverso automazione e policy predefinite;  la suite supporterà ambienti eterogenei che costituiscono un mix di applicazioni tradizionali e cloud-native all'interno di VM e container, in esecuzione in un ambiente SDDC o su più cloud. Nuove funzionalità avanzate intelligenti e automatizzate consentono di implementare e avviare in un cloud basato su VMware, offrendo un maggior supporto per i cloud pubblici e i container e di soluzioni di gestione delle configurazioni per spostare facilmente le applicazioni dai dev-test in produzione.  

Spazio ai cloud provider. L’iperconvergenza con Ibm e non solo
Le principali novità per gli oltre 4.000 Cloud Provider del programma Cloud Provider VMware annunciate a Barcellona prevedono la disponibilità iniziale di tecnologie VMware HCX - (iperconvergenza con le componenti integrate –vxRack, vxRail, VSan – ‘il miglior modo per avvantaggiarsi di un’infrastruttura cloud', sottolinea Gelsinger’ - per abilitare la migrazione e la portabilità di applicazioni multi-cloud e multi-site. Le tecnologie Hcx in questione permettono un’ibridazione dell’infrastruttura offrendo un supporto operativo per una migrazione cloud efficace e per proteggere l'integrità delle applicazioni nel cloud di origine e di destinazione, con la possibilità di estendere il data center nel cloud mantenendone la stessa governance e lo stesso controllo. Offerte dai VMware Cloud Provider le tecnologie Hcx sono oggi disponibili fra le soluzioni di Ibm e Ovh. E proprio sul palco di Barcellona Pat Gelsinger ha annunciato il rafforzamento della partnership con Ibm in questa direzione (è già in essere nel cloud pubblico).

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E ancora il debutto della piattaforma Cloud Provider VMware per gestire le richieste di questi provider a livello globale e il marchio VMware Cloud Verified per identificare i  provider che hanno investito in modo significativo sul cloud VMware con servizi e supporto su un'infrastruttura comune (ad oggi CenturyLink, Fujitsu, Ibm Cloud, OVH e Rackspace). La denominazione VMware Cloud Verified certifica che tali vendor adottano le tecnologie VMware più complete e avanzate, garantendo elevati livelli di interoperabilità tra cloud e vantaggi per la propria attività. Una rosa ristretta di nomi destinata ad arricchirsi nel tempo. 

Rete e sicurezza in chiave Vmware. C’è l’accordo con Vodafone
La virtualizzazione delle componenti infrastrutturali e quindi anche della Rete con la sicurezza trasversale sono altri focus della strategia aziendale. ‘From data centers to centers of data’, lo slogan che ben si adatta alla piattaforma VMware Nsx, la rete per il Software Defined Data Center del vendor, intorno alla quale si concentrano gli ultimi annunci a partire dall’espansione del supporto Nsx per le applicazioni cloud e native. In un mondo fortemente interconnesso, dove applicazioni e dati crescono in modo esponenziale, serve una rete dinamica e flessibile guidata dal software in grado di rompere i silos rigidi che hanno caratterizzato i mondi del passato. Uno scenario particolarmente adartto al mondo telco che vive l’era del 5G e della Network Function Virtualization (Nfv) e gli annunci in questo senso riguardano VMware vCloud NFV-OpenStack (comprende VMware Integrated OpenStack-Carrier Edition, la nuova distribuzione di OpenStack Ocata basata su VMware integrata, testata e certificata con la piattaforma di infrastruttura NFV di VMware con funzionalità di Multi-Tenancy e reservation di risorse VNF, scalabilità elastica e dinamica delle risorse di rete Installazione e distribuzione semplificata di OpenStack nonché esperienza OpenStack migliorata e continua) per distribuire i servizi di produzione NFV su OpenStack. Utilizzando VMware Integrated OpenStack come un NFV Virtualized Infrastructure Manager, è possibile distribuire, aggiornare e gestire un cloud OpenStack on top alla piattaforma NFVI carrier-grade di VMware.

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Un’offerta di rete virtualizzata che ha portato Vodafone Group a scegliere la piattaforma VMware NFV multi-vendor e multi-domain. L’accordo, annunciato a Barcellona, prevede che VMware sia uno dei vendor che supporteranno il roll-out globale della virtualizzazione delle funzioni di rete di Vodafone per accelerare la delivery di prodotti e servizi in modo rapido e cost-efficient.Non ultimo in quest’ambito l’introduzione da parte di VMware e Dell Emc di una soluzione NFV pre-integrata e pre-validata, OpenStack ready.
E poi c’è la sicurezza, a cui guardare con un nuovo approccio a tutto tondo, passando anche in questo caso dalla virtualizzazione, per superare la logica della difesa del perimetro, con la micro segmentazione degli elementi esposti (con conseguente riduzione/eliminazione del danno).
La cyber security così come illustrata da Gelsinger – infrastruttura di sicurezza abbinata alle partnership tecnologiche con i principali vendor di questo settore abbraccia il concetto di ‘cyber hygene’ i cui cinque pilastri principali sono: meno privilegi, micro segmentazione, encryption, autenticazione multifactor e patching.  
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Il lancio della soluzione AppDefense in questo senso punta a proteggere le applicazioni attraverso il controllo, l’identificazione delle minacce e la capacità di risposta embedded direttamente nell’hypervisor su cui gli end point girano: 'capture, detect e response in real time'. Un quadro di sicurezza, inoltre,che contempla anche un approccio specifico per rispondere all’imminente attuazione del Gdpr.
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