Cloud28+, il cloud collaborativo di HPE

Cloud28+, il cloud collaborativo di HPE

Il network di risorse integrate per abilitare la creazione di infrastruttura e servizi cloud in modo distribuito in tutta Europa

di: Piero Macrì del 20/05/2016 11:52

Cloud Computing
 
L’iniziativa Cloud28+ di HPE, lanciata in grande stile nel corso del 2015, con l’obiettivo di riuscire a far convergere attorno a un framework architetturale e di servizio, risorse composite da parte di ISV, reseller, system integrator e service provider, vede oggi un’estensione di quanto sinora proposto con l’allargamento a uno stack tecnologico più ampio - che include il supporto a HPE Helion OpenStack, Microsoft Azure, Vmware, Ormuco e Docker - e un’ottimizzazione della piattaforma, che integra ora un dashboard che, attraverso analytics, permette un più efficiente discovery delle risosrse accessibili ai clienti, così come un App Center dove è possibile individuare building block applicativi, ready to use.

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Dobbiamo mettere i nostri partner e clienti nella condizione di trarre vantaggio, nel più semplice e rapido dei modi, dalle tecnologie e competenze che i membri del progetto possono condividere", ha affermato Xavier Poisson Gouyou Beauchamps, vice president for hybrid IT di HPE (nella foto), nel corso dell’evento Cloud 28+di Amsterdam. Viene quindi accelerato il processo di execution cercando di mettere a punto una sorta di sviluppo cloud collaborativo. 

Per HP l’unicità di questa iniziativa, come spiegato da Andrea Monaci, Marketing Director Cloud, di HPE per l’area EMEA “è data dalla volontà di realizzare un network di risorse integrate che possano abilitare la creazione di infrastruttura e servizi cloud in modo distribuito in tutta Europa, nella consapevolezza che quanto le aziende richiedono necessita di una convergenza di competenze su tutti i quattro layer di mercato - ISV, reseller, system integrator e service provider – competenze che devono essere cooordinate e standardizzate".

"Agire, globalmente, aggiunge Monaci, per dare delle risposte locali in virtù del fatto che la prossimità di servizio è un valore per tutte le aziende che vogliono investire nel cloud, in tutte le sue declinazioni, pubblica e privata, in uno scenario che si va sempre più configurando all’insegna di una logica ibrida, dove componenti di nuova generazione devono essere integrati e connessi con risorse on premise, anche legacy”.

A questo proposito una survey di 451Research, presentata nel corso dell’evento europeo, rivela che il 74% delle aziende è indirizzato al cloud privato e il 26% al cloud pubblico, un mix tecnologico infrastrutturale che sembra indicare una propensione a condividere esperienze a livello locale, soprattutto per quanto riguarda soluzioni e ambienti verticali.  

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La proposta di HPE tende a valorizzare la coerenza con norme e leggi all’interno di un quadro europeo ovvero protezione e gestione dei dati in compliance con il diritto e le recenti regolamentazioni UE, molto più stringenti di quelle USA. “Con HPE, dice Monaci, i clienti sanno di potere avere i dati nel paese di riferimento che desiderano, rispondendo in questo modo a una delle priorità oggi all’attenzione degli investimenti aziendali in un’ottica as a service”. 

1.500 end user, 1000 servizi a catalogo, 225 membri. Ad Amsterdam partner e clienti hanno condiviso le esperienze sinora acquisite e hanno tratto nuovi spunti per sviluppi futuri. Nessuno può avere lo spettro di competenze necessario per dare risposte esaustive al cliente, è il messaggio implicito dell’iniziativa. In definitiva, il meccanismo diffuso e distribuito su cui si fonda Cloud28+, valorizza ed eleva le singole competenze dei partner in una visione multicloud atta a soddisfare servizi che possono essere erogati da una molteplicità di noti operativi su base locale ed europea.
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