La difficile transizione verso il cloud di Oracle

La difficile transizione verso il cloud di Oracle

Al di là dei proclami dell'azienda, rafforzati negli ultimi mesi, i dati dell'ultimo trimestre mostrano che la migrazione appare ancora lenta e complessa.

di: Roberto Bonino del 17/03/2016 17:35

Cloud Computing
 
Elementi di vario genere vanno a comporre l'attuale situazione finanziaria e il relativo posizionamento di Oracle. Nel terzo trimestre fiscale, il volume d'affari raggiunto i 9 miliardi di dollari, in calo del 3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma in crescita del 1% se si tiene conto dell'apprezzamento del dollaro rispetto alle altre monete, soprattutto l'euro. Proprio l'aspetto puramente finanziario viene utilizzato dal vendor per giustificare risultati non esaltanti, tant'è vero che l'utile netto, chiuso a 2,1 miliardi di dollari, ha subito un calo del 14% sull'anno precedente, che però si riduce all 8% tenuto conto dell'effetto dollaro.
I risultati di un trimestre difficilmente consentono di tirare conclusioni definitive, ma certamente forniscono indicazioni sulla transizione che le aziende come Oracle stanno affrontando e che riguarda il passaggio dalla vendita a licenza a quella basata sul cloud. Dopo aver inizialmente trattato con sufficienza l'argomento (nel 2008 Larry Ellison parlava di idiozie e di innovazione puramente marketing) il big mondiale del software spinto il piede sull'acceleratore negli ultimi anni. Nell'edizione 2015 dell'annuale conferenza OpenWorld, il 95% dei prodotti a catalogo erano disponibili anche sulla nuvola, segnando un avanzamento molto rapido rispetto al recente passato. 

Software obsoleti, ma complessi da aggiornare

L'età media delle applicazioni aziendali più complesse è stata valutata in 23 anni, quindi con una progettazione e installazione iniziale che, usando il tempo presente come riferimento, porterebbe l'orologio ai primi anni 90, cioè prima dell'avvento di Internet, mobility, cloud, social media. Si sta parlando, quindi, di software obsoleti, ma complessi da aggiornare in modo tradizionale, tant’è vero che lo stesso Ceo di Oracle, Mark Hurd, ha più volte ha messo che il cloud sta rivoluzionando una pratica in passato lenta, costosa e difficile, permettendo aggiornamenti più regolari, incrementali ed economici delle applicazioni.
Tuttavia, se il catalogo software di Oracle ormai totalmente disponibile in cloud, i ricavi che provengono da questa fonte appaiono ancora modesti, con un peso del 8%, attribuibile per due terzi all'offerta PaaS e per un terzo a quella IaaS. A confronto, le vendite tradizionali appaiono ancora preponderanti legate ai rinnovi delle licenze del supporto.In sostanza, se l'obiettivo di lungo termine la migrazione completa delle soluzioni on premise verso il cloud, la strada da percorrere appare ancora lunga. I modelli di business sono fra loro differenti occorre affrontare correttamente anche la gestione dei partner, che si devono adattare al nuovo mondo.
Il terzo trimestre appena chiuso divide in modo chiaro l'andamento della società. Da un lato, le attività tradizionali appaiono tutte in ribasso, a cominciare dalla vendita di licenze (meno 4%) per passare ai servizi (meno 7%) e soprattutto all'hardware (meno 13%). In compenso, il volume d'affari generato dal cloud è salito del 40%, soprattutto grazie i segmenti SaaS e PaaS, mentre le soluzioni infrastrutturali hanno perso il 2%.
Analizzando gli attuali pesi nel bilancio di Oracle, un ribasso del 10% nelle vendite di licenze dovrebbe essere compensato da un aumento del 90% di quelle cloud per generare valore. I numeri reali non dicono questo al momento e si aggiungono ad altre difficoltà soprattutto legate alla componente hardware ereditata a suo tempo con l'acquisizione di Sun. I prossimi esercizi ci diranno se questo cammino è destinato ad essere percorso almeno in parte.
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