Ibm, una decrescita nel segno di una sostenibilità futura

Ibm, una decrescita nel segno di una sostenibilità futura

Tredicesimo trimestre consecutivo con il segno meno, ma ottimi risultati nelle aree di business strategiche, come cloud, analytics e mobile

di: Piero Macrì del 21/07/2015 12:03

Cloud Computing
 
Ibm chiude la seconda trimestrale dell’anno con un fatturato di 20,8 miliardi di dollari, in calo del 13,5% rispetto ai 24,05 miliardi dell’analogo trimestre 2014. E’ il tredicesimo trimestre consecutivo a segno meno per Ibm, ma al netto delle dinamiche valutarie lo scostamento è più contenuto e pressoché prossimo all’1%. La diminuzione reale riferita all’ultimo trimestre è del tutto accettabile e in linea con le aspettative, ha affermato il Chief Financial Offier, Martin Schroeter. 

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I risultati sono positivi, dice Schroeter, soprattutto per le performance che si sono evidenziate nelle aree che per noi rappresentano gli imperativi strategici - dall’analytics, al cloud, al mobile - che complessivamente registrano un aumento del 30%, sia nel trimestre sia nella prima metà dell’anno. Una crescita – aggiunge Schroeter – nettamente superiore alla media di mercato – che testimonia della nostra capacità di rispondere efficacemente alla domanda dei clienti nell’intraprendere un percorso di trasformazione digitale. A questo proposito Schroeter sottolinea che il fatturato generato nell’ultimo anno dalla componente analytics è stato di 17 miliardi di dollari mentre la componente cloud viaggia ormai oltre gli 8 miliardi di dollari, con una crescita anno su anno del 50%.

Il cloud, declinato nelle diverse logiche – pubblica, privata e ibrida - afferma il manager Ibm, non è più un mero investimento infrastrutturale, ma inizia a rappresentare un valore di crescita del business. Positiva la crescita registra nel segmento della security, +10%, e altrettanto quella associata al mobile con performance 4 volte superiori alla precedente trimestrale. Riguardo agli effetti della cessione del buiness x86 a Lenovo, Schroeter afferma che si sono avuti riscontri positivi in termini di profittabilità andando a migliorare i margini operativi. 

Se i risultati che riflettono gli investimenti strategici del Gruppo sono premianti, la trasformazione complessiva avviata negli ultimi anni genera una contrazione consistente di fatturato su più linee di business: technology services -10%; business services – 12%, software -10%, hardware -32%. Contrazione di fatturato che per il momento non viene sufficientemente compensata dall’aumento di fatturato su nuove aree di mercato. Ma c’è qualcuno sano di mente che avrebbe mai immaginato che in un periodo così breve Ibm potesse continuare a riflettere un aumento del fatturato al netto delle cessioni e acquisizioni operate negli ultimi anni? Tutto sommato si potrebbe azzardare che in questi ultimi due anni per Ibm si è evidenziata una decrescita di coerente con obiettivi di sostenibilità futura.

Vi sono analisti che si dimostrano scettici sulla capacità di transizione al cloud da parte di Ibm, ma i risultati si devono necessariamente misurare su un orizzonte temporale di medio e lungo termine. Come per tutti gli incumbent dell’IT, Ibm deve coniugare la componente legacy con nuovi modelli di business: sostenere il business mainframe, che ancora rappresenta il 25% di fatturato e il 35% dei profitti, con l’espansione in nuove aree di mercato. Nell’ultimo trimestre il volume d’affari mainframe è cresciuto del 9%, segno che la trasformazione del Gruppo, per quanto diversificata e orientata a nuove aree di mercato, non penalizza una delle fonti di fatturato core di Big Blue. 
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