Il cloud? Un'impresa da nativi digitali

Il cloud? Un'impresa da nativi digitali

L’adesione al cloud, quanto meno in termini di volume di aziende, è tanto più alta quanto più alto è il tasso di sviluppo imprenditoriale

di: Piero Macrì del 17/06/2015 12:18

Cloud Computing
 
Il cloud computing riduce il costo di accesso alla tecnologia. Dotarsi di un’infrastruttura che soddisfi esigenze di startup e piccole imprese è meno problematico di una volta: non ci si deve dotare di skill informatiche interne e l’onere della gestione viene in massima parte scaricato sul provider di riferimento. Inoltre, il cloud, come ormai ripetuto infinite volte, consente di allineare i costi alla domanda di computing reale: pago per ciò che utilizzo, avendo allo stesso tempo l’opportunità di scalare coerentemente con la capacità necessaria supportare esigenze di business. Cloud, infine, significa passare da una logica CAPEX a OPEX: non possiedo un bene, ma corrispondo un valore per l’uso che ne faccio.

In base a quanto analizzato in UK la semplificazione e riduzione dei costi IT, in virtù del modello as a service, contribuisce in parte, talvolta anche in modo determinante, alla nascita di nuove imprese. Nel Regno Unito nel corso del 2014 sono state registrate dalla Camera di Commercio circa 580 mila nuove imprese e il cloud, affermano gli osservatori, ha permesso a una parte significativa di queste realtà di dotarsi delle necessarie risorse IT a costi inferiori che in passato usufruendo al tempo stesso di una quantità di servizi più estesa e diversificata rispetto al modello tradizionale precedente.

oxford-economics.jpgGuardando all’Europa, ma potremmo verosimilmente estendere questa considerazione a qualsiasi area geografica, l’adesione al cloud, quanto meno in termini di volume di aziende, è tanto più alta quanto più alto è il tasso demografico imprenditoriale. Ne consegue che in tutte quelle realtà, anche PMI, dove esiste un investimento pregresso, il cloud rappresenta un investimento percentualmente inferiore rispetto a quello che si registra presso aziende di nuova generazione. Queste ultime sono i nativi digitali e si muovono e agiscono, in riferimento al sourcing tecnologico, in modo diverso rispetto al passato.

Tuttavia, se l’investimento al cloud da parte delle PMI che sono da tempo sul mercato appare limitato, è utile comprenderne le ragioni. Secondo una ricerca condotta in Inghilterra da Oxford Economics, quelle aziende interessate, in particolare, a penetrare mercati di nuove aree geografiche, ovvero interessate a sviluppare un percorso di globalizzazione, nonostante siano attente a tecnologie e soluzioni di business intelligence e mobile computing, dimostrano scarso interesse nel cloud. Esiste una certa diffidenza nei confronti del cloud, esistono perplessità in merito ai costi che devono essere sostenuti e, per quanto possa apparire una contraddizione, continua a esservi chi ravvisa nel cloud complessità e rischi. Vi è poi un 35% di PMI che ancora non comprende esattamente quali possano essere i reali benefici e di conseguenza, per principio, tende a ignorarlo.

In generale l’avversità al cloud può talvolta avere un suo fondamento, ma in linea di massima, appare più un fenomeno associato, in larga misura, all’incapacità o alla difficoltà di modificare un modello culturale che si è andato consolidando nel tempo. Insomma, chi ha costruito la casa in un certo modo, arredandola con oggetti di un certo tipo, difficilmente vuole modificare la status quo, se non per ragioni di vera emergenza. Non si spiega altrimenti il motivo per cui il tasso di adozione del cloud sia più alto tra le imprese native digitali.

Come affermato in altre ocasioni il cloud è sinonimo di nuovo mercato, e dove questo è assente si riducono le premesse per un cambiamento significativo, o quanto meno consistente, della domanda tradizionale. Per quelle imprese che hanno in essere infrastrutture e software legacy -ovvero risorse, frutto di investimenti pregressi, che si sono stratificate nel tempo - è difficile passare da un modello tecnologicamente autarchico, dove è implicito il valore di possesso e proprietà, a un modello dove si conferisce a terzi l’onere della gestione. Per molte aziende, allontanarsi da un modello on-premise significa perdere controllo e il cloud viene visto come una bleeding edge technology dove la componente di rischio è superiore ai vantaggi che si suppone possa generare.
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