L’Internet of Things arriva in azienda

L’Internet of Things arriva in azienda

Il modello architetturale a due livelli, che sta caratterizzando la diffusione dell’IoT in ambito consumer, non funziona in contesti professionali, dove occorre selezionare a monte i dati da elaborare.

di: Chris Gray* del 15/06/2015 14:25

Cloud Computing
 
Se seguite l’avvento dell’Internet of Things (IoT), vi domanderete perché si fa spesso riferimento al mercato consumer – wearable per migliorare la salute, tecnologia smart home per avere un maggior controllo sulle nostre vite, veicoli intelligenti per una guida più sicura. Non c’è alcun dubbio che i prodotti consumer presentati in questi ultimi tempi stiano generando accesi dibattiti e conquistando investimenti significativi da parte di aziende di venture capital. La spiegazione di tutto ciò è che il mondo è sempre stato affascinato dalla tecnologia come mezzo per migliorare le nostre vite. L’interesse nella tecnologia future ci fa sperare di poter trovare soluzioni per risolvere problemi complessi e sfide quotidiane. 
Essere in grado di regolare il termostato dallo smartphone, tuttavia, non costituisce in realtà l’opportunità offerta dallo IoT. La verità è che la gamma di possibilità continua a crescere e solo adesso le aziende se ne stanno rendendo conto. L’impatto di queste tecnologie sta rivoluzionando il modo in cui le imprese lavorano e stanno permettendo avanzamenti nella produttività paragonabili a quelli offerti dai computer stessi. Basti immaginare la trasformazione che sta avvenendo in ambito ferroviario. Dove un conducente applicava manualmente il freno quando vedeva una locomotive troppo vicina, oggi si opera con sistemi centralizzati che conoscono l’esatta posizione e attività di ogni motrice sulla rete. La velocità dei treni viene regolata automaticamente non solo per evitare collisioni, ma per ottimizzare consumi e migliorare l’efficienza complessiva, con la possibilità di generare profitti stimati pari a 200 milioni di dollari per ogni miglio/ora di aumento della velocità media.
Quindi, nonostante smart phone, smart Tv, smart appliance e auto intelligenti continuino a catturare l’immaginazione dei consumatori, c’è molto da guadagnare con le implementazioni in azienda. Tuttavia c’è una differenza fondamentale da tenere a mente. Vediamo perché. 
I casi d’uso IoT in ambito consumer si basano tipicamente su un’architettura two-tier, nella quale il dispositivo si connette a un servizio cloud/data center-based. In questo modello, il device trasmette tutti i dati al data center dove avviene l’analisi e, se è necessario intervenire, l’azione viene comunicata al dispositivo. Fondamentalmente questa architettura viene utilizzata in ambito consumer per due motivi: disponibilità di banda e mancanza della necessità di prendere decisioni in tempi brevi. 
In un’applicazione consumer, l’utente paga la banda, quindi la creazione di un’applicazione relativamente bandwidth intensive non impatta il vendor. In azienda non è così. Ogni byte conta. Infatti, ridurre un messaggio di un singolo byte può far risparmiare milioni di dollari in costi di trasmissione nell’IoT industriale.  
Inoltre, i consumatori non sono particolarmente preoccupati del tempo necessario per prendere delle decisioni. Se, ad esempio, dite al termostato di alzare la temperature di tre gradi, non ci sono problemi se impiega un paio di minuti per farlo. Ancora, in azienda non è così. In ambienti mission-critical le decisioni vengono misurate in frazioni di secondo. Immaginiamo se il sensore di voltaggio impiegasse tre minuti per incrementare la capacità quando il voltaggio inizia a calare. Interi power grid potrebbero spegnersi e miliardi di Euro di apparati andare persi. 
Queste considerazioni ci confermano che un’architettura two-tier è troppo lenta per dati importanti e troppo costosa per quelli superflui. Invece, un’architettura three-tier, realizzata intorno a un valido e nuovo middle tier (o controller) è emersa. Questo controller tier agisce come data center di prima linea, raccogliendo, analizzando e intervenendo in base ai dati provenienti da sensori e device connessi. I controller sono sufficientemente intelligenti per intervenire rapidamente, inviando solo i dati più importanti al data center.
Questo concetto di Near Field Processing permette di prendere decisioni il più possibile vicino alla periferia della rete – minimizzando i costi di trasmissione - e richiede che una minore quantità di dati viaggi fino al data center, rendendo l’Internet of Things una realtà in azienda. 
In passato, solo le aziende più ricche potevano trarre vantaggio dalla raccolta di dati provenienti da device distribuiti per guadagnare di più e prendere decisioni informate. Oggi, l’economia dell’architettura IoT – hardware, connessioni globali, big data e analisi – e le aspettative dei consumatori stanno ampliando l’IoT e consentendo a ogni impresa, non solo agli utenti, di beneficiarne.

*Director, Embedded and Intelligent Systems, Red Hat

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