Emerson Network Power, come raffreddare la spesa energetica del data center

Emerson Network Power, come raffreddare la spesa energetica del data center

Come ottimizzazione ed efficienza dell’infrastruttura dei data center possono tradursi in risparmi energetici significativi

di: Piero Macrì del 25/03/2015 15:31

Cloud Computing
 
In risposta a uno scenario economico sempre più complesso e competitivo la ricerca di efficienza e produttività appare come uno degli elementi decisivi per ridurre spese di capitale e operative che consentano di migliorare il conto economico delle aziende. Come valorizzare l'investimento tecnologico funzionale al raggiungimento di una più moderna infrastruttura?
Il data center rappresenta il cuore del computing aziendale, afferma Andrea Faeti, Service Sales Director di Emerson Network Power Italia. Riuscire ad avere un’infrastruttura allo stato dell’arte può consentire di raggiungere risparmi davvero interessanti, soprattutto agendo sull’ottimizzazione delle infrastrutture di distribuzione energetica e di condizionamento.” (Per conoscere i risultati dell’indagine europea di Emerson sul nuovo data center del futuro, clicca qui)
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Data center pensati e costruiti nel passato evidenziano spesso situazioni non più ottimali, sia per scelte progettuali ormai obsolete, sia per mancati aggiornamenti in termini di sistemi. Il data center – spiega Faeti – deve essere considerato come una sorta di organismo che si modifica nel tempo. Una discontinuità nella densità e dispersione di calore possono evidenziarsi nel corso degli anni e l’evoluzione, se non accuratamente pianificata, può generare un’inutile spesa energetica”.
Come migliorare l’indice di efficienza complessivo (PUE) e contemporaneamente gestire l’intero impianto con criteri di flessibilità e scalabilità? Come estrarre il carico termico prodotto dell’apparato IT con la minore energia possibile? Come ottimizzare il layout e configurazione delle infrastrutture, soprattutto quelle di condizionamento, in modo tale da ottenere il massimo ritorno di investimento delle tecnologie utilizzate?
Sono convinto che non si possa dare a priori una ricetta univoca, dice Faeti. La situazione può variare da data center a data center. Emerson può però aiutare le aziende a intraprendere un percorso di efficienza, grazie a servizi di consulenza in grado di fotografare le dinamiche in maniera chiara ed evidenziare gli interventi più opportuni da compiere”.
Ovviamente esiste una predisposizione naturale all’ottimizzazione del data center. Se l’infrastruttura server fa riferimento a tecnologia datata, e temperatura di funzionamento che si aggira sui 22 gradi, si parte svantaggiati. La tecnologia più recente permette infatti di lavorare a temperature che possono essere prossime ai 30 gradi. Un vantaggio enorme, perché significa ragionare con un margine operativo superiore di 8 gradi. In quest’ultimo caso significa, ad esempio, poter sfruttare le tecnologie di freecooling per un periodo dell’anno più esteso, minimizzando l’utilizzo degli impianti di condizionamento. Con CPU di nuova generazione si può tranquillamente pensare di lavorare in freecooling 6 mesi all’anno”.
Il contributo di Emerson Network Power è orientato alla gestione ottimale del PUE, l’indice di misura dell’efficienza energetica di un data center: quanto più questo indice si avvicina a 1 tanto più alta è l’efficienza dell’infrastruttura. In qualche modo il PUE indica il grado di dispersione energetica del data center: se il PUE è 1,4 vuol dire che il consumo elettrico totale del data center è del 40% superiore a quella del carico informatico. Obiettivo dei sistemi di cooling è quello di abbassare il più possibile il PUE massimizzando, ad esempio, lo smaltimento del calore prodotto all’interno del data center.
Troviamo a volte data center con un PUE superiore a 2, valore decisamente critico. Il nostro obiettivo è mirare a un’ottimizzazione dell’indice. Solo lavorando sulla parte termica, su temperature di funzionamento, layout, upgrade di macchina (nuove tecnologie di ventilazione a maggiore efficienza, freecooling…) possiamo ridurre significativamente la spesa energetica. Su un consumo iniziale 100 KW di condizionamento il risparmio medio annuo ottenibile può anche essere del 40%, che vuol dire un risparmio annuo stimabile in oltre 50 mila euro”.
Indispensabile per l’avvio di una modernizzazione ed efficentamento del data center è l’attività di assessment, che va a toccare una grande quantità di parametri, consumi energetici e distribuzione e ottimizzazione del freddo, attività che può rivelare la criticità del data center dal punto di vista energetico ed operativo e può dare una stima delle possibili ottimizzazioni e del possibile ritorno dell’investimento. Non significa sempre cambiare tutto, conclude Faeti. Può essere un aggiornamento dell’infrastruttura esistente o una sua profonda rivisitazione con interventi più o meno complessi. Qualsiasi sia l’ipotesi di ottimizzazione per noi è importante riuscire a dare al cliente una chiara valutazione del ritorno economico dell’investimento”. 
(Per conoscere i risultati dell’indagine europea di Emerson sul nuovo data center del futuro, clicca qui)
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