Il futuro di VMware si gioca sul software-defined data center

Il futuro di VMware si gioca sul software-defined data center

Virtualizzazione è ormai un termine quasi superato per un’azienda che sta facendo convergere le componenti essenziali della propria offerta verso il concetto di Sddc.

di: Redazione ImpresaCity del 23/10/2014 19:09

Cloud Computing
 
Qualche anno fa il concetto di virtualizzazione del data center, noto sotto con l’acronimo Sddc (Software-Defined Data Center), era ancora lontano dalla realtà delle aziende. Non che oggi abbia trovato ancora applicazioni pratiche, ma perlomeno si sta concretizzando un’offerta che, a lungo andare, sembra portare in questa direzione.
Uno dei motori evolutivi potrebbe essere l’impegno che sta profondendo in questo campo un’azienda come VMware, capace di portare l’idea di virtualizzazione sul tavolo non solo degli uomini dell’It, ma anche dei top manager. Il recente VMworld di Barcellona ha chiarito quali saranno i pilastri strategici sui quali il vendor poggia la propria visione, anche se ci vorrà del tempo prima che questa si trasformi in realtà per le imprese.
Il primo passo è rappresentato dalla virtualizzazione delle reti. In quest’ambito si colloca la piattaforma Nsx, che può contare già su una quarantina di partner e oltre 250 clienti. VMware ha voluto porre l’accento sulla sicurezza, per sottolineare come oggi si spenda di più per coprire le falle che per gestire una strategia.
Attorno al concetto di Sddc, si attaccano altre componenti, come la gestione del cloud, con vRealize Suite, piattaforma di gestione automatizzata che funziona al di sopra degli ambienti virtuali. Il vendor propone il proprio strumento on site o in SaaS, complementando così la vCloud Suite, aggiornata alla versione 5.8. vSphere 6 (pronta in beta) e Virtual San 2.0 saranno i prossimi rilasci (nel 2015) e andranno a completare i mattoni con i quali costruire il data center idealmente guidato dal software.
Il cloud ibrido è all’origine del recente cambio di denominazione del servizio di gestione vCloud Hybrid Service, ribattezzato VMware vCloud Air e già disponibile in undici paesi. Su questa base si articola l’offerta di servizi, in ambienti multipli, pubblici o privati, per gli utenti.
In questo modo, al di sopra del Sddc, i clienti possono articolare i loro servizi su diverse piattaforme, includendo le Api VMware, OpenStack, Cloud Foundry (Pivotal) e Open Container. La novità più recente è la partnership con Docker, specialista di container Linux. L’obiettivo è creare una Vm “leggera” sopra l’hypervisor, sulla quale si creano i container Linux (a scelta). Questi saranno isolati (reti, storage, elaborazione) a differenza di quelli tradizionali. Proprio l’apertura alla tecnologia dei container dimostra che la virtualizzazione può ancora prendere nuove forme e niente può essere dato per acquisito.
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