Italia digitale ancora in contrazione ma prosegue la trasformazione

Italia digitale ancora in contrazione ma prosegue la trasformazione

Pur in in contesto recessivo (- 3.1%, semestre su semestre) Assinform ravvisa segnali di reale cambiamento e una disposizione all’innovazione

di: Piero Macrì del 30/09/2014 11:55

Cloud Computing
 
Se si perde, si perde. Si può avere giocato bene, ma il segno meno significa sempre una sconfitta. E’ quanto accade per il mercato digitale italiano che, secondo gli ultimi dati Assinform riferiti al primo semestre del 2014, chiude a - 3,1%. Certo, meglio di quanto si era evidenziato nello stesso periodo dello scorso anno, quando il calo era stato del 4,3%, ma la fase recessiva continua, sia per il mercato digitale nel suo complesso sia per il mercato ICT. Una fase che dura ormai dal 2008.
Fenomeno congiunturale o strutturale?, si chiede un preoccupato Giancarlo Capitani, presidente di NetConsulting e autore del Rapporto. Una domanda retorica, rispondiamo,  considerato che a questo punto, al sesto anno di decrescita, il fenomeno è per definizione diventato strutturale. D’altra parte, un mercato che esprime una spesa annua che si attesta intorno ai 65 miliardi di euro non può non essere strettamente collegato alla condizione economica del Paese. E se la crisi dell’Italia, come affermano più osservatori e analisti, non è più più solo ascrivibile a fenomeni congiunturali, è del tutto ovvio e scontato che un mercato importante come quello delle tecnologie ne risenta in modo sostanziale
A questo punto, o si riforma il Paese, oppure si continua a essere alla mercé della globalizzazione sperando che la fortuna giri dalla nostra parte. Eppure, pur in presenza di una fase recessiva, vi sono segnali che lasciano ben sperare. E’ di questa opinione Agostino Santoni, presidente di Assinform: “E' in atto una trasformazione del settore e si evidenziano tendenze molto interessanti … Tutto fa pensare che la ripresa del mercato digitale nel suo complesso si avvicini… I tempi saranno tanto più brevi quanto più si alimenterà il clima di fiducia nelle imprese e quanto più si ridarà slancio all’attuazione dei progetti di digitalizzazione connessi all’Agenda Digitale e all’innovazione della Pubblica Amministrazione”. Ahi, ahi, ahi, l’ottimismo di Santoni è d’obbligo, ma se guardiamo a quanto compiuto dall’ultimo Governo, al di là di tutte le buone intenzioni espresse nel momento del suo insediamento, dobbiamo registrare per l’ennesima volta una contrazione degli investimenti destinati a ridare slancio alla spesa pubblica e all’economia digitale.
Intanto il paese cambia e cambia il modo in cui si spende e di conseguenza la composizione delle voci che concorrono al bilancio del mercato digitale. E’ in questi segnali che è riposta la fiducia e l’ottimismo di Santoni. Come dice Capitani, “siamo in presenza di un’accelerazione della trasformazione digitale. Tecnicamente siamo in recessione, ma se si leggono attentamente i dati, vediamo che il calo di fatturato è imputabile a una perdita di valore dei comparti più tradizionali, mentre le voci di spesa riferibili a nuove emergenti tecnologie associate al digitale, stanno di anno in anno esprimendo delle dinamiche più che positive”.
A determinare la contrazione, anche in questo semestre, è il comparto delle telecomunicazioni, all’interno del quale non pesa più soltanto il decremento dei volumi del tradizionale segmento delle connessioni fisse, ma quello associato al mobile, oggetto di una guerra tariffaria, dice Capitani, che ha ridotto considerevolmente il giro d’affari degli operatori.
Se vogliamo, quindi, vi è tutta una serie di voci di spesa che, come nel resto del mondo, soprattutto nei paesi più avanzati, è fisiologicamente in contrazione. Normale, quindi, assistere a una contrazione di alcuni segmenti: il mondo cambia, la domanda di mercato cambia. Il problema è che in presenza di una contrazione delle componenti legacy e mainstream, dovrebbero al contempo evidenziarsi nuovi fenomeni di spesa, riferibili, semplificando, a una domanda di innovazione, di processo o di prodotto. Ecco, perciò, che Santoni individua nella crescita del cloud e del content&adverstizing digitale - rispettivamente +35% e +6,6% semestre su semestre - un fenomeno non banale di reale cambiamento e una disposizione all’innovazione.
Interessante, infine, per gli addetti ai lavori, è la rimonta del personal computer, che nel semestre di quest’anno ha invertito la perdurante contrazione, evidenziando una crescita sia del desktop, +4,7%, sia del notebook, +7,1%. Ddinamica cui ha fatto da contraltare una decrescita del tablet, - 10%, la prima registrata da quando questa tipologia di device ha fatto la sua apparizione sul mercato. Prosegue, invece, la migrazione dal telefono cellulare allo smartphione, - 31% il primo comparto, + 15% il secondo.
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