Oracle, la ricetta per affrontare l’Era Digitale

Oracle, la ricetta per affrontare l’Era Digitale

Cloud e semplificazione del data center gli elementi principali su cui pone l’attenzione Oracle per la trasformazione delle aziende nel mondo digitale. La squadra manageriale italiana inquadra il fenomeno e spiega la strategia societaria.

di: Barbara Torresani del 22/09/2014 09:00

Cloud Computing
 
Mentre sulla rete rimbalza la notizia delle dimissioni di Larry Ellison dal ruolo di Ceo di Oracle [mantiene la carica di Presidente e Cto, ndr], la nuova squadra manageriale della filiale italiana, la più giovane dell’area Emea, in carica da qualche mese, ha le idee chiare su come supportare le aziende nel processo di trasformazione digitale, facendo leva sulla strategia globale dettata dalla corporation. Ci credono fortemente i tre manager alla guida della società: Fabio Spoletini, già Vp Technology e dallo scorso giugno Country Leader della filiale italiana; Giovanni Ravasio, Country Leader Applications, ed Emanuele Ratti, Country Leader Systems. Tocca a loro spiegare l’attuale momento di forte dinamismo che caratterizza i tempi moderni, trasferendo il senso d’urgenza sul digitale per il nostro Paese, non senza fornire la ricetta Oracle e spiegare perché le aziende dovrebbero orientarsi verso di essa.
Cosa succede alle aziende italiane che devono necessariamente portare avanti un processo di trasformazione nell’Era Digitale?
fabio-spoletini-oracle.jpg
Fabio Spoletini, Vp Technology e Country Leader della filiale italiana
Lo spunto per introdurre il tema viene dal libro di Jeremy Rifkin ”La Terza rivoluzione industriale a costo marginale zero”. “Stiamo vivendo l’eclissi del capitalismo e la terza rivoluzione industriale che poggia sull’Internet delle cosedice Fabio Spoletini. Oggi al mondo si contano circa 14 miliardi di oggetti connessi; nel 2030 i sensori arriveranno a 300 trilioni. Come consumatori in prima persona avvertiamo che le nostre abitudini e i nostri comportamenti stanno cambiando e influenzano le scelte delle aziende, che devono tenere il passo del cambiamento e trasformarsi. C’è un senso d’urgenza soprattutto in Italia: non si tratta solo dell’impatto del business digitale ma anche di una situazione di crisi per cui la ricetta per uscire riguarda un processo accelerato di trasformazione digitale trasversale a tutti i settori”. Spoletini continua: “Fare business in digitale significa utilizzare qualsiasi tecnologia digitale per promuovere, vendere e abilitare miglioramenti e innovazioni di prodotto, di servizio e di processo e la chiave del successo sta nel convertire i dati in valore. Nel mondo digitale, infatti, è presente una mole di dati enorme da cui le aziende devono riuscire a trarre valore, per essere il più efficace possibile per i clienti. E’ il fenomeno del Big Data. Nell’era digitale inoltre le persone e le cose sono always on, ovunque e sempre connesse alla rete. Il digitale riapre le sfide sul mercato mettendo a rischio i modelli di business tradizionali. Inoltre, cambia il processo decisionale nelle aziende: Cmo e Cio devono colloquiare e lavorare in sinergia. Si apre anche il confronto bottom up; nelle grandi e medie  aziende sono in atto processi social per ascoltare i dipendenti. Le aziende sono alla ricerca di idee, in termini di business, efficienza operativa, social corporated leadership...si è aperto un canale di ascolto; oggi il dipendente è il consumer. La stessa Oracle ha lanciato al proprio interno il programma ‘Mission Red’ al fine di ascoltare i dipendenti. Oggi, infatti, esiste la possibilità di avere una proliferazione di idee molto più ampia rispetto al passato; non esistono barriere d’ingresso, da qui il costo marginale zero. E poi c’è la potenza. Entrare sul business digitale permette di ragionare in ottica globale. “La potenza del digital business abbatte i confini locali e rende esponenziali la potenzialità di un’idea e di un business vincente”, enfatizza Spoletini.
Il digitale apre inoltre a nuovi trend e fenomeni tecnologici che sono irreversibili: mobile, social, cloud, Big Data, Iot.. 

Italia e dintorni
“Nel nostro Paese spesso la digitalizzazione viene associata alla disponibilità di fibra. Tutto ciò però riduttivo. L’indicatore a cui fare riferimento - secondo Spoletini, è il consumer. Sono i 12,3 milioni di smartphone e i 3,4 milioni di tablet che hanno superato le vendite di notebook in un mercato b2c in crescita del 17% del valore 11,3 miliardi di euro (sono 16 milioni gli italiani che hanno acquistato online negli ultimi tre mesi), 80 milioni gli oggetti interconessi, in un mercato Iot del valore di 1,43 miliardi di euro in crescita del 13%. E’ il consumer che detta le regole del gioco. Senza dimenticare che è in atto un cambio generazionale”. E l’impatto di questa rivoluzione nelle aziende è, e sarà, dirompente. Non tutti sono pronti a ciò. “Le aziende italiane devono cambiare pelle. Non è un Bing Bang, ma un percorso. E’ un’onda molto potente, che va gestita per non venirne travolti. Deve però maturare una forte consapevolezza di quello che è il senso di urgenza e deve strutturarsi una vera strategia”, rimarca.
Alcune dati aggregati mostrano che il senso di urgenza non è ancora così evidente non solo in Italia. Da dati Sloan/Review, Mit 2013 emerge che il 27% degli executive a livello mondiale ritiene che la digital disruption è una questione di soppravvivenza. Secondo la ricerca Capgemini -  Digital Talent Gap Survay il 46% delle organizzazioni sta investendo in competenze digitali. A questo proposito da sottolineare che nelle aziende sta emergendo la figura del Data Scientist, con l’obiettivo di aiutare le aziende a trarre valore dai dati. Non è una figura prettamente tecnica, ma un ponte tra tra business e tecologie. Con Luiss Business School Oracle è impegnata in un Master al fine di formare figure di questo tipo.

Ma cosa significa tirare fuori valore dei dati, trasferendo quindi il concetto di digitalizzazione e di Big Data alle aziende?
La digitalizzazione impatta principalmente su tre aree: Customer Experience al  fine di profilare al meglio i clienti e differenziarsi nel servizio a loro offerto per essere il più efficaci possibile; Operational Improvement, che con Iot, M2m, automazione dei processi, cloud,...consente di ottenere maggiori efficienze; nuovi modelli di business.  

Tag notizia:

Sommario:

Pagina successiva >>>

Cosa ne pensi di questa notizia?

Attualità

...continua

Opinioni e Commenti

...continua
 
 
 

Vota