Google for Work, il complemento all'Office di Microsoft

Google for Work, il complemento all'Office di Microsoft

Le modalità di lavoro collaborativo estendono le opportunità di Google per accompaganre gli utenti verso un percorso di diversificazione dell'ambiente Office

di: Pm del 03/09/2014 10:11

Cloud Computing
 
Più e più volte la concorrenza ha tentato di trovare il modo per aprire un varco all’interno del mercato delle applicazioni office e sottrarre a Microsoft una parte del business che da sempre alimenta una quota consistente dei ricavi della società. E’ accaduto in passato, quando il PC costituiva il monolite aziendale, ma con scarsi o irrilevanti risultati, e accade oggi nell’era di Internet, della mobility e del lavoro collaborativo. Missione impossibile? Per Google, mai come oggi esistono i presupposti affinché le aziende inizino a distrarre parte degli investimenti che tradizionalmente sono stati riversati in Office. In gioco è una fetta rilevante della spesa informatica, anche acquisirne soltanto una parte può comportare ricavi e profitti non banali. Significa puntare a erodere un volume di spesa che si calcola possa valere 300 miliardi di spesa annua a livello globale. Possibile che l’informatica aziendale sia disposta a compiere un percorso di migrazione dal core business di Microsoft, rappresentato essenzialmente da Office, per convergere verso Gmail e l’articolato sistema di applicazioni di Google, fino a ieri denominato Google Enterprise e ora ribrandizzato Google Work? Amit Singh, responsabile di Google for Work non si illude e non ritiene che possa esistere, se non per eccezioni, una volontà di recedere da Microsoft compiendo un passaggio integrale del workplace dall’una all’altra piattaforma, ma vede delle opportunità in una coesistenza delle due. Invece di proporre un cambiamento integrale crediamo possa essere efficace involgiare i clienti ad aggiungere servizi complementari, dice Singh in un’intervista rilasciata al Wall Street Journal.
Non si deve dimenticare, d’altra parte, che rispetto al passato la sfida si gioca soprattutto sul software as a service, logica di utilizzo del software che ha aperto la strada all’implementazione di tutta una serie di nuovi servizi collaborativi. Per quale motivo viene chiesto a Singh aziende che in passato hanno rifiutato alternative alle applicazioni standard dovrebbero essere disposte a cambiare? “Il modo in cui la persone lavorano sta cambiando velocemente in quanto per la maggior parte del tempo si lavora con dispositivi mobile e non più esclusivamente sul desktop. Le stesse cose che si usano a casa o nel tempo libero si vuole poterle utilizzare anche negli ambienti di lavoro. Una opportunità risiede nella condivisione dei documenti. Gli utenti possono continuare a utilizzare le loro applicazioni Office preferite, ma possono essere interessate a sfruttare quanto rende possibile la nostra proposta in cloud (Drive). Questo è un esempio di coesistenza di servizi ibridi che può avere un senso. E comunque occorre riflettere su un dato molto importante. Solo circa il 10% dell’email - afferma Singh - è stato portato sul cloud e tutti coloro che progressivamente prenderanno in considerazione l’idea as a service o ampliare la gamma di servizi collaborativi offerti avranno a disposizione delle alternative”.
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