Ict, tempo di ripresa? Vendor e terze parti a confronto

Ict, tempo di ripresa? Vendor e terze parti a confronto

Una disamina dell’andamento del 2014 da parte di nove aziende del settore Ict – vendor e operatori delle terze parti – riuniti nel corso della 15esima edizione del Forum IT di Grandangolo Communications.

di: Barbara Torresani del 03/07/2014 15:30

Cloud Computing
 
A quasi metà 2014 è possibile fare un primo bilancio dell’anno per capire come sta procedendo il mercato dell’Ict. Quali le dinamiche più evidenti? Si notano segni di ripresa rispetto agli anni passati caratterizzati da un profonda crisi di settore e, più in generale, dell’economia mondiale? Le nuove tecnologie sono adeguate e pronte per imprimere un’accelerata a un mercato da troppo tempo in recessione o comunque stagnante? E quali i modelli di go-to-market più aderenti ai nuovi scenari tecnologici e di business? Quali le strategie adottate per coinvolgere maggiormente gli operatori delle terze parti e guidarli in un processo di evoluzione e trasformazione?
Sono alcuni dei temi toccati nel corso della 15ª edizione del Forum IT organizzato di recente in Toscana da Grandangolo Communications per analizzare le tendenze in atto e le prospettive del settore ICT.
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Social Media, Big Data, Mobility, Servizi Cloud sono i trend che caratterizzano il mercato dell’Ict, portatori di innovazione e nuove opportunità di crescita, ma ancora non del tutto recepiti dal mercato italiano, che stenta a riprendersi e investe poco in tecnologia.
Al Forum i manager partecipanti hanno analizzato la situazione e spiegato come si stanno muovendo oggi sul mercato: strategia e modello di go-to-market. Queste le realtà che hanno preso parte all’evento. Vendor: Blue Coat, Brocade, LifeSize, Panda Security, Riverbed Technology. Partner e distributori: CDH, PMC International Service, PMC Security Lab e Zycko.
Di seguito le principali evidenze emerse nel corso della giornata. 

Riverbed Technology al passo dei tempi
Secondo Albert Zammar, Country Manager di Riverbed Italia il segreto per continuare a giocare un ruolo di primo piano nel mercato consiste nel far evolvere la propria offerta seguendo l’evoluzione tecnologica e di mercato. E’ ciò che ha fatto Riverbed nel corso degli anni. Nel 2002 si è imposta al mercato con un’offerta per ottimizzare la fluidità degli applicativi nella Wan. Nel tempo ha sviluppato nuove soluzioni, arricchito l’offerta mediante prodotti derivanti da un processo di acquisizioni e cambiato strategie e approccio al mercato, proponendosi oggi come attore di riferimento nell’Application Performance Infrastructure, con un’offerta completa per il Location-Independent Computing, attraverso una piattaforma che garantisce alle aziende la flessibilità di ospitare applicazioni e dati nei luoghi più adatti al business. “Oggi di banda ce n’è a sufficienza. Ciò che sta cambiando è la quantità di dati e di applicazioni a disposizione. Il cloud permette di vedere una serie di applicativi ovunque si trovano e che spesso concorrono sulla rete stessa. E’ quindi importante garantire determinati livelli di servizio e la possibilità di usufruire di queste applicazioni in mobilità. Riverbed spinge il concetto di Net neutrality secondo cui è necessario consentire di accedere alle applicazioni ovunque, in modo indipendente dalla rete e dare strumenti all’utente di analisi e di user experience ma anche di percorso che fa il singolo pacchetto”.
Mazu nell’ambito delle perfomance della rete, Kace con strumenti di trouble shooting, Opnet nell’Application Performance Management sono solo alcune delle recenti acquisizioni che hanno arricchito la composita offerta di Riverbed al fine di comporre SteelFusion, la piattaforma che fornisce i benefici di un’infrastruttura convergente di data center, quali performance, sicurezza, scalabilità, migliore disaster recovery e gestione, ottimizzata per i requisiti specifici delle filiali.
Zammer sottolinea il ritardo tipico del nostro Paese rispetto all’innovazione tecnologica: “Anche se Riverbed opera in controtendenza rispetto al mercato e quindi per la sua vocazione all’innovazione si aspetta di crescere a ritmi ambiziosi anche nel 2014, la nostra percezione è che il processo di adozione delle tecnologie innovative in Italia sia ancora indietro”.
Altro aspetto da non sottovalutare secondo Zammar è quello relativo al fattore tempo, il cosiddetto time to market: “Spesso in Italia i tempi sono molto lunghi. E tutto ciò è un ostacolo. E una volta convinto il cliente bisogna trainare e coinvolgere l’intera filiera del canale. Lo sforzo commerciale che dobbiamo fare è quello di aiutare i partner di canale a entrare su nuovi mercati e nuovi clienti e puntare alla loro specializzazione”.  

Brocade, il networking vira verso il software
Al dibattito interviene anche Paolo Lossa, Regional Manager Italia e Iberia di Brocade che commenta l’andamento del 2013. “Come Brocade non rileviamo grandi modifiche di approccio rispetto a 2013. Vi sono difficoltà oggettive a effettuare investimenti a medio-lungo termine questi sono prevalentemente tattici più che strategici. Credo che il 2014 sarà una fotocopia del 2013”. E’ importante però ripartire dalle nuove tecnologie. “Da parte dei vendor e degli operatori di mercato si evince una presa di coscienza che occorre guardare ai nuovi paradigmi tecnologici e ai nuovi modelli di business a partire dal cloud computing ma non solo.” In particolare, Brocade pone un’enfasi sempre più crescente sull’infrastruttura data center più in chiave software che hardware. “Oggi si sente sempre più parlare di Software Defined Networking. Molti vendor stanno spostando il loro baricentro verso il networking; altri, come Brocade che da sempre operano in questo mercato, seguono il trend che dall’hardware si orienta verso il software”.
E sul fronte dell’evoluzione della rete occorre andare oltre i modelli legacy e le architetture di rete tradizionali che non permettono di garantire l’agilità e la flessibilità per supportare i carichi di lavoro virtualizzati on-demand. Di conseguenza, quando il business effettua la migrazione verso il computing virtuale, è necessaria anche l’evoluzione della rete. “I fabric di rete sono gli abilitatori chiave dell’evoluzione verso la virtualizzazione e il cloud. Attraverso la combinazione di performance, disponibilità e scalabilità ancora più elevate, i fabric rappresentano il fondamento dei data center del futuro”, sostiene.
Il messaggio chiave per il 2014 secondo Lossa? “Incrementare le competenze di tutta la filiera a partire dai vendor, in una logica sempre più consulenziale e orientata al business”. E da questo punto di vista il cloud  è uno strumento propellente per generare maggiori opportunità di business.
Sul fronte del modello di go-to-market Brocade riconosce differenti tipologie di partner, con cui instaura relazioni di tipo diverso: vi sono quelli di fascia bassa alle prese con la necessità di fare il salto culturale. “Il networking non è una componente così semplice da comprendere e portare sul mercato”. Ci sono poi i partner che operano nel mondo IP, di maggior levatura e tendenzialmente provenienti dalle telecomunicazioni  con cui si lavora in un’ottica di valore aggiunto. “I temi del data center virtualizzato e lo spostamento verso il networking in ottica software rappresentano aree di forte investimento dove vediamo le maggiori opportunità di mercato e anche possibilità di fare margini più elevati”. Vi sono poi i partner con competenze sulla virtualizzazione dei server e dello storage che vedono nel networking un elemento complementare particolarmente interessante. "E a loro guardiamo con molto interesse.” Con le ultime due categorie di partner Brocade punta a lavorare in ottica di sviluppo congiunto di piani di business e investimento sotto profilo finanziario.  

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Da sinistra a destra: Enrico Leopardi, Regional Director Southern Emea di LifeSize; Alessandro Armenia, Amministratore Delegato di PMC Security Lab; Albert Zammar, Country Manager di Riverbed Italia; Piera Loche, Managing Director Italia

LifeSize, la video comunicazione è in controtendenza

Enrico Leopardi, Regional Director Southern Emea di LifeSize, pur riconoscendo che il mercato italiano sta ancora muovendosi in un contesto di difficoltà con investimenti contratti, lavora in una azienda come LifeSize che opera in un mercato in controtendenza: “Il settore delle tecnologie di videocomunicazione avendo un Roi immediato e favorendo una ottimizzazione delle risorse risente meno della crisi che attanaglia il mercato. A differenza del passato, però, non riporta più crescite consistenti a doppia cifra; in alcuni ambiti ha un andamento flat e in altri è anche in declino.”
Secondo Leopardi, il trend della mobilità con l’esplosiva diffusione di device mobili che vengono utilizzati dall’utente/lavoratore come strumenti di lavoro sta trasformando profondamente il mercato video orientandolo in modo deciso verso il paradigma del cloud, soprattutto oltreoceano. In questa direzione LifeSize si è fatta trovare pronta e oggi mette a disposizione LifeSize Cloud, un servizio disponibile in modalità SaaS, che assicura una connected-experience a chiunque utilizzi smartphone, tablet, pc portatili e che si integra con le sale conferenze, a prescindere dal sistema operativo utilizzato. È una combinazione di software, hardware e servizi. “Per utilizzarlo è sufficiente collegarsi alla rete e accedere con le proprie credenziali, prevendendo anche un numero illimitato di connessioni agli ospiti. Un click consente di chiamare, controllare chi è in linea, connettersi istantaneamente oppure gestire chiamate pianificate”.
Per LifeSize è fondamentale capire le esigenze dell’utente finale, capirne a fondo le necessità di business. In termini di canale, invece, Leopardi evidenzia che “oggi il distributore riveste un ruolo di primaria importanza nel nostro modello di go-to-market come partner di valore, affidabile, fondamentale per realizzare i nostri obiettivi e promuovere la nostra offerta”

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