Cloud computing, IT ibrido per un'economia ibrida

Cloud computing, IT ibrido per un'economia ibrida

Il paradigma fondato sull’IT as a service mette in discussione i fondamenti del sourcing tecnologico tradizionale e le figure stesse che controllano le organizzazioni di riferimento

di: Piero Macrì del 05/06/2014 11:39

Cloud Computing
 
Viviamo in un mondo ibrido, dove i cambiamenti dettati da una profonda trasformazione - sociale, economica, tecnologica - tendono a mettere in crisi le fondamenta del passato. Ibrida è l’industria automobilistica che inizia a introdurre modelli alimentati a energia elettrica. Ibrida è l’economia, in un perenne scontro tra globalizzazione e localizzazione. Ibrido è il mercato delle telecomunicazioni, alla ricerca di un punto di equilibrio tra comunicazioni wireline e wireless. Ibrido è il mercato dell’editoria, che si confronta con una dimensione digitale che tende a ridimensionare il modello cartaceo. Ibrida è l’information technology, il cui paradigma fondato sul cloud o sull’IT as a service mette in discussione i fondamenti del sourcing tecnologico tradizionale e le figure stesse che controllano le organizzazioni di riferimento. E’ lo scontro tra vecchio e nuovo, che si esprime in una costante dialettica tra progresso e conservazione.
Per quanto riguarda l’information technology il cloud viene spesso considerato come un’anomalia del mercato tradizionale, qualcosa che sì, modifìcherà nel tempo le regole del gioco, ma che di fatto poco o nulla hanno a che fare con gli investimenti esistenti. Stante i dati che ci propongono gli analisti, il valore globale del cloud è ancora poca cosa rispetto all’ammontare del valore di spesa complessivo, on premise e tradizionale.
Per quanto il marketing tenda a enfatizzare il nuovo mantra as a service, cercando di proiettare la domanda a un nuovo e superiore livello di sourcing rispetto all’esistente, nelle discussioni tra gli addetti ai lavori viene in genere visto come un qualcosa di esotico che sì, dal punto di vista di modello di business potrebbe essere allettante, ma che alla fine non genera ancora una domanda di rilievo. Forse, soprattutto, perché il cloud sottintende un modello che potrebbe essere meglio compreso e accettato non tanto dal CIO, ma dalla line of business che sinora ha avuto poco o nulla a che fare con l’IT.  E qui entra in discussione il diverso ruolo che il management può e deve avere all’interno delle aziende sebbene la stessa domanda se la devono porre i vendor, che devono riuscire a tradurre la proposizione cloud in una dimensione di business. Facile a dirsi, difficile a fare.
In generale ciò che sta accadendo obbliga tutti a riflettere sul futuro, individuando le azioni da intraprendere perché l’esistente possa essere coerente con le prospettive dell'IT as a service. Quest’ultimo, che lo vogliate o no, è destinato ad assorbire nel tempo quote rilevanti della domanda. Per le aziende che vogliono essere sul mercato domani, tra dieci e vent’anni, significa pianificare e investire oggi.
Maurizio Cuzari di Sirmi, in un recente incontro organizzato da ImpresaCity, che ha visto la partecipazione di vari vendor, snobba il cloud, dicendo che di fatto l’offerta deve rispondere oggi muovendosi all’interno di un framework tecnologico tradizionale, on premise, di sistemi informativi e data center la cui infrastruttura è sempre recintata all’intero del perimetro aziendale. Certo, occorre governare il presente, ma allo stesso tempo seminare per nuovi raccolti, perchè il mondo cambia nello stesso istante in cu ci domandiamo quale possa essere il futuro.
Si prenda ad esempio la rivoluzione avvenuta nel mondo dell’editoria con l’affermazione del digitale, che ne ha trasformato i connotati: prima il web poi il mobile e le app, il tablet e lo smartphone come dispostivi di lettura e accesso ai contenuti. Negli ultimi 15 anni il processo di trasformazione ha mietuto una serie di vittime illustri. Giornali che avevano prosperato sulla carta e non hanno saputo evolversi - soprattutto in quei mercati più sensibili all’innovazione e all’adozione di nuove tecnologie, dove lo stile di vita cambia più rapidamente che altrove, vedi USA - sono scomparsi o sono entrati in stato di crisi permanente. E i più fortunati, pur avendo nel tempo strutturato produzione e offerta attorno alle nuove regole di mercato, continuano a lottare per trovare un equilibrio tra vecchio e nuovo, tra carta e digitale.
La sfida? Governare vecchio e nuovo sapendo individuare al meglio un percorso di trasformazione che esige nuovi modelli di business. I cambiamenti interessano anche mercati che solitamente esprimono un tasso di adozione tecnologico più lento. In Italia, negli ultimi vent’anni, le vendite di quotidiani si sono ridotte del 50%, passando dai 6 milioni agli attuali 3 milioni. Cambiamenti altrettanto dirompenti avverranno nell’information technology e il driver della trasformazione sarà costituito dal cloud, privato, pubblico, ibrido.
Le resistenze al cambiamento, come di prassi, sono tante. Difficile che un organismo, quale può essere l’organizzazione l'IT, possa modificarsi spontaneamente. I CIO hanno un potere e vogliono pertanto mantenere un controllo su investimenti e persone. Si dice che il CIO assumerà nel tempo un ruolo di broker di servizi. E’ questa la modalità con sui si dovrà confrontare il management IT? Quanti sapranno evolvere verso una funzione di questo tipo? Molti vi saranno costretti, altri saranno scavalcati dal nuovo che avanza senza essere capaci di gestirlo.
Per organizzazioni che devono fare i conti con un’eredità legacy significa individuare un possibile percorso di trasformazione coerente con i vantaggi che si possono individuare nell’IT as a service, andando a determinare un IT ibrido, così come avviene in gran parte dei settori di industry cui abbiamo accennato in apertura. Soprattutto comprendere che già oggi, in particolare nelle grandi aziende, gli investimenti bypassano l’IT. La fortuna del software as a service ne è una testimonianza, basti pensare al diverso approccio determinato dalle funzioni di marketing e di gestione della forza vendita, così come da quelle delle risorse umane.
L’innovazione e l’acquisizione di nuove skill e competenze, per poter proporre con successo un IT as a service interessa lo stesso ecositema dei vendor. Service provider e system integrator hanno una funzione primaria per riuscire a far sì che il cloud venga abbracciato dalle imprese. Coniugare vecchio e nuovo, sapere prospettare ai clienti la creazione di un ambiente ispirato a nuove logiche di consumo dell’IT, è essenziale per salvaguardare la propria esistenza. Chi prima riesce ad acquisire valore nella nuova dimensione ha buone probabilità di assicurare la continuità del proprio business poiché nel tempo la domanda IT verrà intercettata da nuovi interlocutori che si muovono sulle nuove frontiere di mercato.
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