Cisco, la nuova rivoluzione industriale poggia su Internet of Everything

Cisco, la nuova rivoluzione industriale poggia su Internet of Everything

In chiusura di Cisco Live all’Internet of Everything Italian Forum, David Bevilacqua, VP Sud Europa, Cisco, spiega la portata storica della nuova era di Internet, che apre una nuova rivoluzione industriale e cambierà tutto.

di: Barbara Torresani del 03/02/2014 12:01

Cloud Computing
 
La nuova rivoluzione industriale è qui e parte dalla nuova era di Internet, quella che trasformerà il mondo e sarà in grado di connettere cose, persone, dati e processi. Un futuro che inizia ora.
E’ il messaggio passato da Cisco nel corso dell’Internet of Everything Italian Forum, ultimo giorno di Cisco Live, tenutosi nei giorni scorsi a Milano, nell’avvenieristica location del Mico.
La quattro giorni, 24esima edizione, per la prima volta in Italia, ha visto la partecipazione di 7.000 partecipanti provenienti da 95 paesi, giunti a condividere la visione e la strategia di Cisco, compresi i gli 8.000 studenti collegati in streaming.
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Una visione che poggia sul paradigma dell’Internet of Everything, un nuovo concetto di Internet, molto più esteso di quanto visto fino ad oggi. Un’opportunità da cogliere che apre una nuova rivoluzione industriale.
Internet non è un’idea di Cisco, ma Cisco è convinta di aver contribuito alla sua rivoluzione. Sin dagli inizi ne ha compreso le potenzialità e ha lavorato per sviluppare soluzioni da mettere a disposizione della nuova generazione di un mondo che stava nascendo. Ha poi aiutato le persone e le aziende a cogliere e beneficiare delle opportunità della rete; ed è riuscita nel tempo a creare ambienti in cui ci si può relazionare, lavorare in gruppo sempre e con ogni dispositivo. E prima di altri ha immaginato e condiviso come sarebbe stato il domani, costruendo il futuro.
John Chambers, Presidente e Ceo di Cisco Systems definisce l’Internet of Everything “la connessione intelligente di persone, processi, dati e cose sulla rete. Un importante elemento abilitatore dell’Internet of Everything è l’intelligenza della rete, che le consente di gestire, controllare, scalare in modo adeguato a supportare l’incredibile tasso di crescita delle connessioni disponibili. Per ogni nuova persona, processo, dato o oggetto che va online– le possibilità di connessione tra tutti questi elementi si ampliano in modo esponenziale. L’Internet of Everything ne aumenta il valore e la rilevanza. A creare il valore non è l’atto di connettersi – e nemmeno il numero di connessioni: a creare valore, è ciò che le connessioni rendono possibile”.
Tocca a David Bevilacqua, VP Sud Europa, Cisco, illustrare la visione alla platea dell’evento italiano. L’Internet di ogni cosa cambierà ogni cosa.  Tutto ciò che è successo fino a oggi, in questi 20 anni in cui Internet è entrata nelle nostre vite, è nulla rispetto a ciò  che succederà nei prossimi 10 anni. La portata del cambiamento dell’impatto che Internet avrà sulle aziende, sul mondo pubblico, sulla nostra vità sarà molto superiore rispetto a ciò che abbiamo provato fino ad ora”.
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David Bevilacqua, VP Sud Europa, Cisco 
E cita qualche numero per capirne la portata. “Oggi nel mondo è connesso solo l’1% di ciò che si può connettere. Significa che tutto ciò che è successo fino ad oggi che appare come un grande cambiamento è stato fatto connettendo solo l’1% di ciò che era possibile. Non è una minaccia, è una grossa opportunità anche se implica il cambiamento.
Oggi la mappa delle connessioni Internet sulla Terra mostra una grande concentrazione in Nord America, in Nord Europa e in parte anche in Asia. “Nel 2010 l’Internet economy ha contribuito a generare 2,3 trilioni di dollari nell’economia globale e arriverà a 4,2 trilioni nel 2016. Se Internet fosse una nazione sarebbe la quinta nazione più ricca del mondo. Ci sono 2,2 miliardi di utenti Internet nel mondo e solo 1/3 della popolazione mondiale è collegata a Internet. In alcuni Paesi Internet contribuisce fino all’8% del Gdp”.
E ancora a testimoniare il valore di Internet: “Internet costituisce il 3,4% del Pil in 13 dei paesi presi a campione da una ricerca McKinsey, compresa l’Italia ed è responsabile del 21% della crescita del Pil negli ultimi cinque anni in questi paesi. Per ogni posto di lavoro perso Internet ha generato 2,6 posti di lavoro. Le Pmi che hanno utilizzato Internet hanno incrementato del 10% la loro produttività e quelle aziende che hanno utilizzato Internet hanno saputo crescere ed esportare il 200% in più di aziende che non hanno implementato la tecnologia”.
Bevilacqua non si stanca di rimarcare che c’è una diretta relazione tra investimenti in Ict e livello di competitività e benessere di un Paese. E l’Italia anche in questo caso è fanalino di coda. Bisogna quindi accelerare. 

Il paradosso digitale della 1a fase di Internet
Bisogna vincere quello che Bevilacqua definisce il Paradosso Digitale, che ha caratterizzato la prima fase di Internet: “L’Italia ha interpretato e colto le opportunità di Internet solo per quello che riguarda l’intrattenimento. Una persona su tre in Italia è un gamer; il 56% della popolazione acquista giochi on line, siamo il nono fatturato mondiale per quanto riguarda il gaming. Nel Belpaese ci sono 7,5 milioni di tablet, 37 milioni di smartphone e 22.7 milioni di utenti Facebook. Siamo al quarto posto per il più alto numero di persone connesse via braodband in Europa. Il problema che è quasi tutta Adsl... E’ quasi un digital divide; il mondo ha bisogno di connessione diversa.”
Il gap rispetto ad altri paesi è molto forte se guardiamo alla Pubblica Amministrazione, al settore privato. Solo il 14% popolazione italiana è raggiunto da una rete in fibra ottica, un valore invariato dal 2000. “Siamo fermi da 14 anni. Negli ultimi cinque anni la contribuzione di Internet alla crescita del Pil è stata solo del 12%, contro la media del 21% dei paesi sviluppati. Solo il 4% delle imprese vende i prodotti via Internet contro una media del 20%; siamo al 20esimo posto per quanto riguarda la banda larga mobile, con una penetrazione del 58% e ci sono il  37% degli italiani  - quasi 4 persone su 10 - che non si sono mai collegati a Internet".
Bisogna tenere il passo, perché Internet evolve e accelera; il suo impatto sul business e sulla vita sociale è fortissimo. “I primi anni di Internet sono stati caratterizzati dalla connettività: il mondo era device centrico. Poi si siamo entrati nell’era della network economy, per cui Internet è diventato abilitatore della trasformazione dell’e-commerce e della supply chain. Oggi siamo nell’era dell’esperienza immersiva, tutto viene integrato in modo digitale e soprattutto si dà spazio alla dimensione social e si comincia  a vedere la nascita dell’Internet of Thing e dell’Internet of Everything che cambieranno tutto. Non si tratta di solo collegare cose ma collegare cose, processi, dati e persone…" 
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La nuova era tecnologica

Bevilacqua spiega l’IoE come lo “strappo”. “Tutto ciò che abbiamo visto oggi con Internet non è solo passato è antico. Ioe rende connessioni di rete sempre più rilevanti e preziose e mette al centro la rete intelligente che connette persone, processi, cose e dati e attraverso connessioni intelligenti consente di  trasformare l’enorme quantità di dati generati in informazioni corrette da dare alla giusta persona, nel momento giusto al posto giusto sul giusto device per prendere la giusta decisione”. Ecco perché oggi per Cisco Internet è la vera rivoluzione industriale. Per questo ha incubato già cinque anni fa questo tema con quello delle Smart & Connected communities, comprendendo già allora le potenzialità di questa profonda trasformazione e lavorando quindi con le amministrazioni in Usa, Europa e Asia per realizzare il concetto di città interconnesse. I casi concreti ci sono già oggi e si possono toccare in molti settori... sanità, assicurazioni, Pa, automotive, nessuno è escluso. “Avremo sensori ovunque... è un fenomeno trasversale a qualsiasi industria. Questo futuro che nessuno racconta è già qui, è arrivato. Internet non è Facebook, non è il gaming on line. E' una straordinaria opportunità per cambiare in meglio la nostra vita,” enfatizza Bevilacqua.
E poi c’è il legame con Expo 2015, di cui Cisco è partner tecnologico. Uno degli obiettivi di Expo è combattere la fame nel mondo, prevenire le malattie sociali, educare a una corretta alimentazione. Expo sarà un grande catalizzatore, per accelerare lo sviluppo e la crescita dell’Italia. Non è un progetto di Milano e della Lombardia, ma è un progetto del Paese, vero catalizzatore per accelerare l’Agenda Digitale. Con L’Internet of Everything la possibilità di tracciare l’intera filiera alimentare non è solo un progetto ma è qualcosa di concreto, con i sensori, la rete, gli analytics siamo in grado di conoscere, trattare e controllare ogni singola fase di questo processo. E’ non è solo giusto da fare ma ha un impatto sociale ed economico fortissimo”.
E le opportunità che si creano sono senza precedenti. Secondo uno studio Cisco l’IoE avrà un valore di 19,3 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni e cambiare radicalmente città, industrie e nazioni.  “E’ una scossa sismica che cambierà ogni aspetto della nostra vita, del nostro rapporto con le pubbliche amministrazioni e con il lavoro. Migliora l’utilizzo degli asset e l’esperienza dei clienti, aumenta la produttività dei dipendenti, incrementa l’efficienza sulla supply chain e sulla logistica e soprattutto è una vera spinta all’innovazione”. 
L’Europa può giocare un ruolo di primo piano in questo disegno. Oggi, infatti, in questo mercato pesa per il 30%: “una grande parte dell’Ioe è qui da noi, un terzo del valore sarà nel Vecchio Continente” mentre solo nella PA italiana si stima in 110 miliardi di dollari di possibili risparmi che può portare l’adozione di questa tecnologie applicata a differenti settori: sanità, telelavoro, parcheggi intelligenti,...
E' perentorio il monito di Bevilacqua: spesso di fronte alle novità si reagisce con una forte resistenza al cambiamento, ma ora è tempo di agire: “Non possiamo più aspettare 10 anni per comprendere cosa sta succedendo. Si può salire su un treno in corsa, noi lo stiamo perdendo e per farlo bisogna correre”, conclude.
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