Ibm, meno hardware più Soft(layer)

Ibm, meno hardware più Soft(layer)

L'acquisizione di Softlayer e la cessione dei server Intel a Lenovo sono coerenti con un'evoluzione del mercato in una prospettiva IT as service

di: Piero Macrì del 31/01/2014 13:21

Cloud Computing
 
Nel giro di pochi mesi Ibm ha cambiato radicalmente le prospettive in merito all’evoluzione del proprio business. Nel giugno del 2012 ha acquisito, per una cifra prossima ai 2 miliardi di dollari, Softlayer, società privata che opera come cloud provider. L’acquisizione ha permesso a Ibm di entrare nel novero delle aziende che offrono infrastrutture as a service attraverso data center creati secondo una logica pure cloud. Per Ibm significa poter trasferire in Softlayer servizi di piattaforma e software che sono andati sviluppandosi nel tempo. Nel frattempo è stata messa a segno nel corso di queste settimane la cessione a Lenovo, per una cifra di 2,3 miliardi di dollari, del comparto server-storage a tecnologia x86. Con la cessione a Lenovo, di fatto Ibm si è ripagata il costo che ha dovuto sostenere per acquisire il cloud provider americano.
Le intenzioni che hanno portato a compiere cambiamenti così radicali credo che possano essere valutate positivamente. Continuo a pensare che Ibm sia una di quelle poche grandi aziende incumbent dell’IT che abbia sempre tentato, pur tra mille difficoltà, di introdurre dei cambiamenti sostanziali al proprio interno funzionali alla trasformazione del mercato, un comportamento che delinea una continuità nel perseguire un progressivo passaggio da azienda fortemente legata alla componente hardware ad azienda prevalentemente associata a un profilo di software e servizi. La logica conseguenza di questo modello di business, attuata in un primo momento nel 2005 con la ritirata strategica dal settore PC, la cui divisione fu acquisita da Lenovo, è stata la cessione della componente server commodity basata su architettura Intel.
In un momento in cui il cloud tende a enfatizzare la componente software e servizi credo sia una buona cosa che Ibm disinvesta sull’hardware di volume per allinearsi a una dimensione IT as a service. I server e l’infrastruttura attraverso i quali verranno erogati servizi saranno targati Softlayer, che continuerà ad adottare tecnologia Intel alla stessa stregua con cui si sono progettati i data center Amazon AWS e Microsoft Azure.
Per chi opera come cloud provider è del tutto ininfluente se non controproducente essere esso stesso il fornitore di tecnologia. Softlayer e Ibm contribuiranno insieme a creare la tecnologia migliore per progettare cloud server i più efficienti possibili e la competenza che è finora servita per realizzare architetture Intel per il mercato di volume ed enterprise continuerà a essere preziosa, ma all’interno di una prospettiva infrastrutturale di servizio che viene ereditata da Softlayer.
Se Ibm vuole diventare un leader nel mercato cloud, la cessione dei server a Lenovo è del tutto coerente con questa evoluzione. Non rinuncerà invece mai alla componente proprietaria associata alla tecnologia Power, poiché mantenere una competenza sulla tecnologia di base, al di là di garantire server a valore, permette alla società di mettere a punto nuove soluzioni che vanno ad estendere gli attuali confini dell’informatica enterprise, vedi Internet of Things, e aprirsi a nuovi mercati. Così come risulta evidente che la componente mainframe è e rimarrà irrinunciabile poiché è un asset su cu non esiste concorrenza e sul quale le big companies, in particolare, quelle appartenenti al finance, continueranno a investire, trascinando con sé una domanda non irrilevante di software e servizi.
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