Green data center, Eni supera Google

Green data center, Eni supera Google

L’indice di efficienza energetica del nuovo DC è inferiore a 1,2, valore, dice il CIO Gianluigi Castelli, migliore di quello espresso da Google

di: Piero Macrì del 29/10/2013 16:36

Cloud Computing
 
Ferrera Erbognone, provincia di Pavia, latitudine 45.mo parallelo, pianura padana per antonomasia, una geografia piatta e anonima che sino a oggi ha ospitato la raffineria e la centrale Enipower e che diventa ora famosa per ospitare il nuovo data center di Eni, la più grande infrastruttura IT presente sul territorio italiano. I 100 milioni di euro di investimento necessari per realizzarlo verranno ripagati nel giro di tre anni poiché – come afferma l’AD Paolo Scaroni – il risparmio energetico che verrà conseguito è di 30 milioni di euro l’anno.

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Per la società la sfida era realizzare una centrale IT in grado di distinguersi per criteri di efficienza energetica ed emissioni di CO2. Obiettivo raggiunto a pieni voti considerato che il PUE, l’indice di efficienza energetica dichiarato, è inferiore a 1,2, un valore, dice Gianluigi Castelli, CIO del gruppo, migliore di quelli espressi dai data center di Google. Significa che per ogni KW assorbito dall’apparato IT, il consumo energetico supplementare, per raffreddare ogni singola componente infrastrutturale (server, networking e storage), è di soli 0,2 Kw. Vuol dire che per riuscire a rinfrescare il data center, e mantenere le server room a una temperatura di esercizio che oscilla intorno ai 25 gradi, si utilizza un 20% della potenza nominale assorbita. Poco, pochissimo, basti pensare che la media nazionale, nel migliore dei casi, esprime un valore PUE prossimo a 2.
Raggiungere un PUE di 1,2 al 45.mo parallelo vuol dire avere messo a punto un data center di assoluta eccellenza sotto il profilo di risparmio energetico. Se la stessa struttura fosse ubicata in nord Europa l’indice di efficienza sarebbe teoricamente ancora più prossimo a 1. L’approccio alla realizzazione del data center Eni è stato del tutto originale ed è frutto di una partnership con università e aziende italiane che hanno contribuito a creare un caso di innovazione tecnologica del tutto unico al mondo. Le soluzioni adottate sono state create sulla base di approfonditi studi ingegneristici e hanno portato a disegnare tecnologie di nuova generazione. Un esempio sono gli UPS, realizzati in italia su specifiche originali.
L’idea di fondo è stata quella di  progettare un’architettura in grado di sfruttare al massino il free cooling, ovvero riuscire a condizionare l’intera infrastruttura con la sola aria esterna ricorrendo a refrigeratori soltanto nei periodi in cui la temperatura media esterna raggiunge valori che impediscono di mantenere un’adeguata operatività IT. Si è quindi associato a ciascuna delle sei torri che compongono il data center un camino per la movimentazione dell’aria in ingresso e in uscita. Con questa tecnica costruttiva si è definita una struttura in grado di funzionare per il 75% dei 365 giorni dell’anno in free cooling. Si è poi fatto in modo che il raffreddamento in room, garantito dalla ventilazione a camino, potesse essere sfruttato nel migliore dei modi. E’ stata perciò realizzata una compartimentazione rigorosa dell’aria dove i flussi freddi sono forzatamente veicolati nelle strutture rigide che contengono gli apparati IT, mentre l’aria calda dei server viene diffusa nella sala per poi essere espulsa attraverso il percorso di uscita del camino.
Nel data center di Ferrera Erbognone confluiranno tutte le risorse IT del Gruppo. L'operazione di switching è ancora in atto e verrà completata nel corso del prossimo anno. La ridondanza dell’impianto assicura la business continuity di ENI ed è progettato per ospitare sistemi IT con assorbimenti energetici fino a 30 MW (attualmente la potenza assorbita è di 11 MW). Si può quindi parlare del nuovo progetto come il cloud data center di ENI? "Preferisco non parlarne in questi termini in quanto considero il cloud un fenomeno di puro hype, dice il CIO Castelli. Quello che abbiamo messo a punto ha a che fare con una logica infrastrutturale e di piattaforma as a service, nulla di più nulla di meno"
Si può fare meglio rispetto a quanto realizzato finora? Certo, avvicinarsi a un valore PUE ancor più vicino a 1 oppure, per dirla con una battuta, riuscire ad avere un’infrastruttura con un valore inferiore a 1, ovvero, magia delle magie, avere un IT in grado di restituire una parte di energia utilizzata.

Ecco un breve video con alcuni commenti del CIO di ENI Gianluigi Castelli incontrato durante la visita al data center

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