Schneider Electric, come raffreddare la spesa energetica

Schneider Electric, come raffreddare la spesa energetica

Scelte architetturali e infrastrutturali per abbattere il carico termico dei data center e determinare un risparmio sulla bolletta elettrica

di: Piero Macrì del 11/10/2013 14:38

Cloud Computing
 
Come riuscire a contenere le spese energetiche di un data center? Come migliorare l’indice di efficienza complessivo (PUE) e contemporaneamente gestire l’intero impianto con criteri di flessibilità e scalabilità? Come estrarre il carico termico prodotto dell’apparato IT con la minore energia possibile? Schneider Electric si pone come interlocutore a tutto tondo per coloro che devono riuscire a formulare delle soluzioni che possano consentire di ottimizzare il layout e configurazione delle infrastrutture di condizionamento in modo tale da ottenere il massimo ritorno di investimento dalle tecnologie utilizzate per il condizionamento. A questo proposito ricordiamo che l’efficienza energetica di un data center si esprime attraverso il PUE (Power Usage Effectiveness), indice definito nel 2007 da Green Grid che rappresenta il rapporto tra l’energia utile nel data center, quella che va ad alimentare l’apparato IT - server, storage e networking - e l'energia assorbita dall’intero data center. Ovviamente l’efficienza è tanto più alta quanto questo indice si avvicina a 1 e tanto più bassa quanto si allontana da 1. In qualche modo, possiamo dire che il PUE è rivelatore del grado di dispersione elettrica del data center (se il PUE è 1,2, vuol dire che la disperisone è del 20% superiore a quella di carico).
Obiettivo dei sistemi di cooling è abbassare il più possibile la dispersione elettrica e massimizzare la gestione del calore prodotto all’interno del data center. Il che vuol dire che in qualche modo la missione di Schneider, in merito all’offerta per data center, è commisurata alla riduzione del PUE.
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Con l’acquisizione di APC nel 2009 e dell’italiana Uniflair nel 2009 la multinazionale francese è oggi nella condizione di avere una offerta integrata in una logica di gestione complessiva dell’energia del data center e riduzione del PUE. Centrale nel conseguimento di questa politica industriale è il centro di produzione di Conselve, in provincia di Padova. Ereditato da Uniflair il centro è dedicato ai sistemi di condizionamento perimetrale e unità chiller refrigeranti, nonché a tutta la produzione del pavimento flottante che viene commercializzato in tutte le aree del mondo.
“I sistemi di condizionamento, raffreddamento e ventilazione dei data center, se opportunamente configurati, possono abbattere i costi energetici di un ordine di grandezza di tutto rispetto, afferma Luca De Paoli, responsabile dell’offerta cooling per l’area Emea del gruppo”. Occorre però tenere presente che non esiste una soluzione valida per tutti i data center e server room. A seconda della tipologia di impianto che si deve gestire, deve essere elaborata una soluzione originale che possa disporre di molteplici opzioni: dal condizionamento prodotto da unità esterne, per Schneider la soluzione è rappresentata dai sistemi modulari EcoBreeze, ai sistemi di condizionamento perimetrale e in row. Scelte architetturali e infrastrutturali che possono essere contestualizzate sia in nuovi progetti che in ammodernamenti di strutture esistenti. Scelte, nello stesso tempo, che devono essere coerenti con la tipologia di servizio offerto dal data center in quanto – come spiega De Paoli - un internet company che eroga servizi IT presenta consumi energetici del tutto diversi da quelle di un provider che fa prevalentemente hosting o colocation.
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Per essere nella condizione di rispondere a esigenze così diversificate è oggi essenziale disporre di tutte le componenti che possono adeguatamente raffreddare la spesa energetica
. La variabilità delle modalità di cooling dei sistemi viene ulteriormente accentuata dalla tecnologia di virtualizzazione che costituisce oggi l’elemento architetturale dominante dei data center. “Per coloro che devono rispondere a una gestione efficiente dell’energia significa – dice De Paoli - mettere in esercizio sistemi di cooling granulari in grado di rendere dinamica la ventilazione e il raffreddamento per singole unità di rack, con interventi mirati per carichi di lavoro e densità di processori”.
Poiché l’efficienza può essere assicurata soltanto se si è in grado di misurarla diventa altresì importante, in un ottica di sostenibilità energetica, il monitoraggio e l’analisi dei consumi dell’intero ambiente, obiettivo che Schneider persegue attraverso soluzioni che governano tutte le componenti NCIP (Network-Crtical Physical Infrastructure), compito che viene svolto dalle soluzioni software di APC.
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Molte delle prestazioni energetiche di un data center sono in larga parte dipendenti dalla latitudine del sito
. I posti più freddi sono ovviamente quelli in grado di rendere al meglio in termini energetici a parità di potenza impiegata. In particolare risulta importante riuscire a estendere modalità free-cooling senza ricorrere alla tecnologia di compressione. Il free cooling – dice Massimo Galbiati, responsabile per il business IT di Schneider - consente di abbattere drasticamente il consumo di energia necessaria e il relativo carico termico del data center. EcoBreeze di Schneider è la tecnologia più avanzata di cui dispone il gruppo per mettere in atto una politica di condizionamento all’insegna del free cooling con il massimo ritorno di investimento.
Room cooling, assicurato da unità esterne o perimetrali, associato a tecnologia close coupled e sistemi intelligenti di distribuzione dell’aria, corridoi freddi e caldi, il tutto visto in una logica integrata, può portare a obiettivi di efficientamento e indici prestazionali PUE con valori prossimi a 1,2, di gran lunga inferiori a quelli di data center tradizionali. “Naturalmente – osserva Galbiati – occorre tenere presente che non si possono raffrontare valori PUE per data center che operano a diverse latitudini. Un valore pari a 1,5 sarà eccezionale se realizzato a Dubai, ma mediocre se realizzato a Oslo”.
Di fatto il layout di un data center è dipendente da una serie di variabili:
- lo spazio, interno ed esterno, che può indurre a scelte di sistemi di condizionamento in room di tipo perimetrale o esterno;
- la latitudine e quindi dalla media temperatura che si registra su base annua in una particolare area geografica e di conseguenza la possibilità di utilizzare free cooling;
- la superficie in essere e la possibilità o meno di utilizzare pavimenti flottanti in grado di contenere tutta l’impiantistica;
- il range di temperatura in cui possono funzionare le risorse IT;
- Densità degli apparati e dal relativo indice di virtualizzazione dei server.
Considerate tutte queste variabili va da sé – conclude Galbiati – che l’approntamento di un data center necessiti di una grande competenza architetturale e soprattutto della capacità di mettere in gioco soluzioni diversificate a seconda della locazione, degli spazi e del contesto infrastrutturale”. 
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