Scarsa popolarità nelle imprese per il cloud ibrido

Scarsa popolarità nelle imprese per il cloud ibrido

Secondo Gartner, le implementazioni sono ancora rare, ma nelle grandi imprese la situazione potrebbe cambiare in breve tempo.

di: Redazione Impresa City del 04/10/2013 10:42

Cloud Computing
 
Da quando hanno iniziato a esaminare il fenomeno del cloud computing, gli analisti hanno più o meno convenuto che dall’iniziale orientamento verso le implementazioni di tipo privato si sarebbe passati alla versioni ibride, dove parte delle esternalizzazioni avvengono su infrastrutture pubbliche.
Allo stato attuale, questa evoluzione non ha ancora trovato riscontro pratico. Gartner stima che il cloud ibrido si trovi oggi più o meno allo stesso livello dove si trovava quello privato tre anni fa.
Se però le implementazioni sono ancora scarse, le aspettative restano promettenti. L’analista, infatti, ritiene che nel 2017 la metà delle grandi imprese avranno implementato qualche forma di cloud ibrido. Di queste, il 50% lo ha già fatto oggi e un altro 11% lo farà il prossimo anno.
L’evoluzione appare naturale, perché, secondo Gartner, il private cloud ha già raggiunto un livello di maturità e, quindi, il prossimo passo non potrà che essere l’ibridazione. Naturalmente, queste considerazioni riguardano lo scenario globale, perché com’è noto in Italia siamo più indietro anche nello sviluppo di cloud privato e, anzi, la forte presenza di piccole e medie imprese, inizia a potenziare il peso di quello pubblico.
Fin qui, i processi sono stati guidati dallo sviluppo della virtualizzazione, ma le aziende stanno iniziando a rendersi conto che diversi servizi possono tranquillamente essere spostati su infrastrutture pubbliche. Alle aziende impegnate su questo fronte, Gartner consiglia di fare scelte tecnologiche in chiave evolutiva, tanto in termini di ricchezza funzionale che di interoperabilità. L’alternativa potrebbe consistere nella scelta di una tecnologia in grado di fornire un ritorno dell’investimento a breve termine, ad esempio due anni, per poi pensare a un cambiamento tecnologico più esteso.
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