Windows Server e System Center per un cloud senza frontiere

Windows Server e System Center per un cloud senza frontiere

La trasformazione del data center in una prospettiva as a service. Intervista a Clare Henry, Technical Product Marketing Director Windows & System Center

di: Piero Macrì del 28/06/2013 17:24

Cloud Computing
 
L’annuncio della Preview di Windows Server & Sytem Center 2012 R2, la cui general availability è prevista per l’inizio del prossimo anno, mette in evidenza - così come enfatizzato a Madrid nel corso dell’edizione europea di Teched di Madrid da Brand Anderson, Vice President of Windows Server & System Center - quanto sia essenziale per Microsoft proseguire nell’evoluzione e consolidamento di una strategia Cloud OS. "Le due componenti costituiscono un unicum integrato - dice Clare Henry, Technical Product Marketing Director Windows & System Center - e devono essere visti come elementi abilitanti la trasformazione del data center in una prospettiva as a service". Da qui l’equazione: “Windows Server + System Center = Cloud OS”.

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Windows Server e System Center sono gli ingredienti per trarre vantaggio dal paradigma del cloud attraverso più opzioni, pubbliche (Azure o service provider) e private. E’ bene però sottolineare - aggiunge Henry - che ciascuna di queste opzioni non è mutuamente esclusiva, ma possono e devono coesistere.
L’ambiente cloud Microsoft e le risorse sottostanti forniscono la possibilità di adottare un modello pull-back: allocare risorse applicative e di servizio su Azure e nello stesso tempo permettere, qualora lo si valuti vantaggioso, rilocare quel servizio on premises. "La cosa di cui ci stiamo rendendo conto è che le organizzazioni tendono a differenziare il loro approccio al cloud in base a motivi di interesse e vantaggi specifici. Si investe su molteplici fronti: può avere senso acquisire infrastrutture e servizi Azure o di service provider, così come può avere senso investire nel build di cloud private. Quello che si sta evidenziando da parte delle aziende, afferma Henry, è la capacità di poter avere una grande flessibilità nel deployment delle applicazioni e nella disponibilità di infrastrutture. Nello stesso tempo si richiede un’altrettanta efficiente integrazione tra le diverse risorse utilizzate”.

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Quello prospettato da Henry è un ambiente multicloud senza barriere dove il provisioning può essere esercitato coerentemente con l’efficienza e i vantaggi che ciascuna componente, pubblica o privata, può mettere in gioco. Ecco, quindi, che diventa di assoluta importanza avere la capacità di spostare i diversi workload tra le differenti cloud, Azure, on premises o service provider. “Cloud è sinonimo di flessibilità e ciò significa che il cliente deve poter sfruttare la piattaforma più adatta in riferimento a quanto richiesto in termini applicativi e di business. Azure o il service provider – continua Henry - possono essere la risposta  corretta nel caso si desideri avere un rapido deployment di un servizio relativo a una campagna di marketing. In questo caso difficilmente un’azienda vuole mettere in discussione il proprio data center e preferisce acquisire infrastruttura esterna”. Per Henry avere questa libertà di scelta significa poter ragionare sul modo migliore per essere competitivi riducendo altresì i costi di approvvigionamento tecnologico.
Quali sono le aree su cui si sono finora concentrati i maggiori interventi da parte dei clienti? “Attività come sviluppo e testing delle applicazioni, così come progetti di data recovery o interventi di backup sono diventati i driver nell’investimento in cloud, ma ciò non toglie che sia l’applicazione a condizionarne sempre di più l’utilizzo. Di fronte a questo scenario – dice Henry - è necessario poter disporre di tutti gli strumenti che permettano un allocazione dinamica delle risorse, non solo in termini di computing, ma di storage e di networking. System Center e Hyper-V sono gli elementi abilitanti l’orchestrazione di un data center senza frontiere”.

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In questi anni di esperienza con Azure, Microsoft si è infatti resa conto che i benefici della virtualizzazione, devono essere declinati attraverso tutte le componenti infrastrutturali di computing, di storage e di networking assicurandone un controllo centralizzato. Flessibilità, ancora una volta è questo il concetto che nelle parole del mamager Microsoft  deve poter corrispondere a un investimento nel cloud. “Con System Center è ora possibile fare dello storage condiviso, pianificare interventi di recovery, movimentare il workload delle VM. E’ in questa direzione che stiamo facendo evolvere la nostra offerta e le nuove release di Windows e System Center ne sono la testimonianza. Importante per esempio è trasferire VM mantenendo lo stesso indirizzo IP, fare del quality of service a livello di storage e di networking, assegnando bande minime e massime a seconda delle necessità. Servizi di replication come quelli introdotti in Windows 2012 con Hyper-V Replica consentono di rendere più efficiente e ridurre i costi di recovery. Significa dare l’opportunità di ceare data center nel giro di 24 0re. Con la release 2 andiamo ad aggiungere una importante funzionalità, quella dell’Hyper-V Recovery Manager che permette di utilizzare Azure come motore di orchestrazione per mappare i piani di intervento”.
Molte aziende hanno investito in Vmware, cosa li può spingere a un diverso approccio? “Parlano i numeri, dice Henry. La nostra share aumenta dell’uno per cento a trimestre e la nostra progressione è tre volte superiore a quella di VmWare. Sappiamo che i clienti vogliono avere la possibilità di scegliere. Molti stanno compiendo lo switch ad Hyper-V. Uno dei più importanti finora realizzati è quello computo da Telefonica. Ma siamo consapevoli che dobbiamo lavorare affinché i clienti possano mantenere il loro installato  e contestualmente sfruttare i vantaggi di Hyper-V. Non a caso il nostro System Center permette di gestire entrambi gli hypervisor. L’approccio integrato è quello che si dimostra vincente”.
Per quanto riguarda il possibile approccio al cloud abbiamo infine chiesto a Henry come si inserisce la proposta di Windows Azure Pack? “E’ un’offerta che ha come referenti enterprise e service provider che vogliono fornire un servizio nello stesso modo in cui viene offerto da Azure: Windows Server, System Center più tutto il codice Azure, uno stack tecnologico tutto integrato che consente l’automazione e l’amministrazione di servizi self service”.
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