Disservizi, la black list del cloud

Disservizi, la black list del cloud

di: Piero Macrì del 08/02/2013 16:35

Cloud Computing
 
Servizi cloud-based, software as a service, la vita di tutti noi, dentro e fuori l’azienda, è ormai popolata da applicazioni che possono essere attinte dalla nuvola informatica di qualche provider.
Al di là dei vantaggi impliciti che possono essere associati a questa formula di erogazione applicativa - grazie alla logica on demand, pay per use, paghi per il servizio utilizzato - rimane sempre critica la questione della continuità del servizio offerto, ovvero la capacità di garantire disponibilità completa 24 ore su 24, 365 giorni l’anno.Cloud outages, black out di servizio, sono stati registrati nell’ultimo mese da Amazon, DropBox, Twitter. Google, Microsoft, Salesforce. Nel grafico sono riassunti i maggiori disservizi registrati nella dimensione cloud nel corso del 2012.    


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Significa che il cloud non sia affidabile? No, significa che, come tutti i servizi informativi, può essere soggetto a criticità. Qual è la percentuale media di disponibilità di servizio che riesce a garantire un’applicazione on premises? E’ maggiore di quella erogata via cloud? Dati reali per potere confrontare le due differenti casistiche non sono disponibili, ma è pur vero che la public cloud offre alle aziende contratti SLA con disponibilità di servizio altamente concorrenziali, se non superiori, a quelle garantite da un servizio on-site.
Certo, l’infrastruttura di rete IP su cui si regge il cloud, viene spesso descritta a rischio vulnerabilità. La tesi? L’incremento di traffico determinato dall’attuale evoluzione nel modo di accedere ai servizi è talmente elevato che potrebbe mettere in crisi la comunicazione globale. Eppure, se ragioniamo fino a quanto successo finora, notiamo che la rete globale è riuscita a metabolizzare nel corso degli ultimi anni una crescita esponenziale del traffico. Non si vede per quale ragione non vi siano i presupposti perché in futuro non si possa riuscire a superare le prossime sfide.
Certo, i dati forniti da Cisco (vedi tabella) sono impressionanti. La crescita media annua del traffico IP globale nel quinquennio 2011-2016 è del 29%. La progressione maggiore avverrà in quelle aree geografiche dove esiste ancora un forte digital divide, tipicamente, America latina, Africa e Asia mentre in merito alla tipologia di traffico l’incremento più significativo sarà determinato dalla componente mobile, + 78% su base media annua. Interessante infine notare come il traffico aumenterà considerevolmente sia nella componente consumer sia nella componente business, le quali si presume evidenzieranno un surplus medio annuo di traffico, rispettivamente del 30% e del 22%.disservizi-la-black-list-del-cloud-2.jpg
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