Cloud e pubblica economia

Cloud e pubblica economia

di: Piero Macrì del 08/02/2013 16:25

Cloud Computing
 
L’affermazione del cloud computing è conseguenza dell’affermazione di Internet. Può sembrare una banalità, ma è un’affermazione importante perché inquadrare il fenomeno dell’IT as a service in questa prospettiva porta a una serie di considerazioni che vanno al di là di semplici questioni tecniche o tecnologiche. Internet e il cloud computing sono un fattore inscindibile per lo sviluppo economico.
Nulla di quanto avvenuto in precedenza nel mondo IT ha un’eguale valenza storica. Le innovazioni che si sono susseguite nel tempo – mainframe, client server, informatica centralizzata e distribuita – hanno modificato e trasformato le regole del gioco all’interno, sempre, di un paradigma tecnologico di singole organizzazioni. La novità del cloud è rappresentata dal fatto che esso non rappresenta soltanto un modello che ridefinisce le architetture dei sistemi informativi. Il cloud crea infatti l’opportunità di elevare la componente IT a livello di servizio, disaccoppiando l’infrastruttura, la rete distributiva, dal prodotto erogato.
In definitiva il cloud interpreta la logica dell’utility computing o del computing come utility. E ciò mette in modo tutta serie di opportunità per trasformare radicalmente i fondamentali dell’economia. E’ qualcosa che è già accaduto. L’internet economy si è affermata grazie al cloud computing. Google è cloud, Facebook è cloud, Twitter è cloud. E l’internet economy tende ora a espandersi in ambiti che, quanto meno sino a questo momento, sono rimasti prevalentemente agganciati a un modello di IT tradizionale. Nuovi soggetti, pubblici e privati insieme.
Non è un caso che nell’Agenda Digitale della Commissione Europea, le iniziative e l’impegno per una disponibilità sempre più efficiente e diffusa della banda larga vadano di pari passo con programmi che hanno l’obiettivo di stimolare gli investimenti nel cloud. Neelie Kroes, vice presidente della commissione europea, responsabile per l’attuazione dell’Agenda Digitale, afferma (vedi video) che il Cloud Computing è un’opportunità per trasformare l’economia. Può introdurre maggiore efficienza, produttività sia per le aziende, sia per i singoli individui…. Fornire le risorse necessarie ad assicurare servizi sicuri e scalabili così come flessibilità a un costo più basso. Insomma, il cloud viene visto come un possibile driver per i rilancio dell’economia ed è considerato una delle 10 priorità digitali a livello europeo nel biennio 2013-2014.
Una delle dimensioni in cui il cloud può contribuire a introdurre reali benefici è la Pubblica Amministrazione, un settore che potrebbe trarre enormi vantaggi dalle economie di scala che sottostanno al nuovo paradigma di IT as a service. “Il cloud, dice Kroes può rivoluzionare la Pubblica Amministrazione, rendendo possibile mettere a punto servizi più integrati ed efficienti in una logica coerente con il controllo e riduzione della spesa pubblica”.
Le economie di scala che potrebbero essere generate dal cloud non sono irrilevanti. Certo, per avviare iniziative di una certa portata, è necessario procedere a una riorganizzazione generale di gran parte dell’IT pubblico. Occorre innanzitutto che dati e informazioni delle singole Amministrazioni siano integrati. Occorre omogeneità e semplificazione della strutturazione dei dati attraverso tutta la filiera della macchina amministrativa.
In assenza di una visione unitaria e coordinata la spesa complessiva della P.A. è lievitata senza produrre vantaggi significativi. Può essere una soluzione un Chief Information Officer con responsabilità a livello nazionale, con il compito di coordinare l’informatica pubblica per digitalizzare i servizi e gestire meglio il welfare, l’educazione, la giustizia, la sanità, i trasporti, la sicurezza?
Oggi nell’informatica della PA italiana si spendono oltre 5 miliardi di euro l’anno. Soldi che potrebbero essere spesi meglio perché ciascun Ente, Ministero, Comune, Provincia, fa tutto da solo. E’ tutto frammentato. Si pensi che nella sola Amministrazione Centrale vi sono oltre 10.000 centri elaborazione dati. Le grandi aziende hanno un solo sistema informatico per decine di paesi. In Italia quasi ogni ASL ha un sistema informatico diverso.  E’ possibile cambiare? Certo che sì e il cloud può essere una componente essenziale per una strategia di lungo termine.
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