Junk data, l'informazione spazzatura

Junk data, l'informazione spazzatura

Fatto 100 il numero di dati prodotti globalmente, soltanto una porzione davvero minima è una componente a valore. Il resto è e resterà junk data

di: Paolo Venezia del 14/09/2016 12:27

Big Data & Analytics
 
Crescita dei dati, big data ed esplosione dell'IoT, necessità di analizzare sempre più dati per creare informazione a supporto delle decisioni aziendali, agendo su volumi di dati strutturati e non strutturati.

"Entro il 2020 - affermano in Idc - verranno generati complessivamente dati per un volume superiore ai 44 zettabyte, di cui l’80% circa in formato non strutturato", una profezia che sembra l'annuncio di un imminente disastroso evento metereologico, uno tsunami da cui mettersi al riparo.

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La crescita della circolazione dei dati, per come viene presentata, sembra poter avere un effetto devastante se non arginata e controllata. A hard rain is gonna fall, cantava negli anni sessanta Bob Dylan, una frase che, estrapolata da quel contesto, può essere la metafora dell'approssimarsi del diluvio di dati che si profila all'orizzzonte.

Verrebbe da dire che sarà sempre più complicato distinguere tra ciò che è valore e ciò che è spazzatura, tra ciò che ha una qualche attinenza con la propria attività e ciò che che si ditingue per essere junk data. Al netto dell'enfasi mediatica che caratterizza l'esponenziale diffusione di dati, sembra che sia proprio questa la sfida che si dovrà sostenere. Scremare il buono dal cattivo, facendo emergere un concentrato di informazioni coerente con i propri obiettivi.

La crescita dei dati deve peraltro essere messa in relazione all'aumento demografico in una dimensione di mercato con un profilo tecnologico-digitale sempre più marcato. Infrastrutture di comunicazione evolute, una volta appannaggio del mondo occidentale, sono ora estese a un numero più ampio di aree geografiche, quelle tendenzialmente definite come emergenti, che emergenti non sono più.

Si pensi alla Cina, all'India, al Far East e in prospettiva l'Africa. Un numero sempre più grande di persone si affaccia a un mondo digitale e diventa parte attiva della domanda e offerta dei servizi. L'ecosistema tecnologico, e con esso i dati aggregati, sta crescendo in modo direttamente proporzionale all'inclusione tendenziale della popolazione emergente determinando un consumo pro capite di tecnologia più diffuso.

Tutto questo per dire che la crescita dei dati va vista in relazione alla progressiva inclusione di un numero di persone straodinariamente più grande del passato, determinato da crescita economica e demografica. In valori assoluti tenderà ad aumentare a livello globale, me per quanto riguarda paesi con una prospettiva demografica crescita zero, vedi l'Italia o in generale l'Europa, potrà, nella migliore delle ipotesi, evidenziare una crescita in termini di sola digitalizzazione pro capite.

Ecco perché i famosi xx zettabyte che verrannno generati nel prossimo futuro tutto sommato non hanno nulla di sorprendente. E soprattutto, fatto 100 il numero di dati prodotti globalmente, soltanto una porzione davvero minima sarà una componente a valore. Il resto è e resterà junk data.
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