Gli analytics servono se restituiscono produttività

Gli analytics servono se restituiscono produttività

Attraverso le esperienze concrete di alcuni clienti, Oracle offre la propria visione su modalità e strategie di utilizzo dei dati. Più che i nuovi sviluppi, conta la piattaforma di supporto ai processi di business.

di: Roberto Bonino del 27/05/2016 10:40

Big Data & Analytics
 
Secondo quanto sottolineato da diversi analisti, il mercato della business intelligence sta attraversando un cambiamento di rotta, dettato dalla necessità delle aziende di spostarsi verso workflow sempre più agili e self-service analytics guidati dalle funzioni di business. Si tratta di una trasformazione fondamentale, rispetto alle tradizionali piattaforme di Bi top-down implementate in passato dalle aziende.
Rispetto a queste evoluzioni, Oracle si trova un po’ in mezzo al guado. Nello scorso decennio, la business intelligence è entrata nella strategia della società, tramite acquisizioni come quelle di Hyperion ed Essbase, soprattutto per preservare il dominio sulla gestione dei dati, come un’estensione necessaria per rintuzzare soprattutto le minacce degli altri big del software e non tanto degli specialisti.Negli ultimi anni, tuttavia, i cambiamenti sono stati dettati soprattutto dalle necessità del business, bisognoso di reali capacità di “intelligence” associate a tool di facile utilizzo. Sono venuti alla ribalta concetti come data preparation, discovery e visualization, tutti connessi alla possibilità di trovare rapidamente ciò che serve e presentarlo in modo immediatamente pronto all’uso per manager calati nelle dinamiche di mercato e pronti a fruirne in modalità self-service.
La capacità di adattamento di Oracle alle evoluzioni più recenti è stata un po’ lenta, tant’è che Gartner ne ha di recente sancito l’arretramento nel proprio Quadrante Magico, a vantaggio di concorrenti come Qlik, Tableau e persino Microsoft.
Più che inseguire ogni rivolo evolutivo, il leader storico dei database ha preferito puntare sulla oracle-stefano-di-maio.jpgcompletezza dell’offerta, dove l’agilità si sposa con la disponibilità di una piattaforma capace di reggere il peso completo dei processi di business: “Abbiamo un’esperienza sui dati di lunghissimo corso – ha spiegato Stefano Maio, da poco nominato Country Leader Business Analytics in Oracle Italia -. Ci sono aree in cui siamo arrivati più tardi, ma non intendiamo confonderci con chi offre semplici tool. Noi abbiamo la proposta più completa per ogni azienda impegnata sul fronte delle business analytics, dal classico reporting istituzionale alla visualizzazione, dai big data al discovery per i data scientist o quelli che abbiamo chiamato information artist, per arrivare alle analisi più avanzate. Il tutto fruibile in modalità cloud oppure on premise, stand alone o integrata, senza imporre alcuna necessità di scegliere in modo vincolante”.

Prove tecniche di trasformazione digitale

In sostanza, l’approccio di Oracle predilige una visione più generale, dove gli sviluppi analitici si innestano in una storia anche per le aziende già consolidata, sulla quale capitalizzare per innovare nell’ottica della trasformazione digitale: “Il dato è un capitale, ma non occorre confonderlo con l’uso che se ne fa – ha sottolineato Cenk Kiral, Vice President Business Analytics di Oracle Emea -. Non ci può essere digital disruption senza la garanzia di mantenere la produttività aziendale. L’importanza di affidarsi a un vendor globale, con una proposta articolata e flessibile, riguarda tanto le start up quanto le aziende più tradizionali impegnate nella gestione di quantità crescenti di dati o in una trasformazione legata alla customer experience, così come alle promesse dell’Internet of Things”.
A corroborare questa visione, dove i progetti di sviluppo agile e di ricerca dell’intelligenza in tempo reale traggono linfa dalla presenza di una piattaforma consolidata di gestione dei dati, pensano le testimonianze di alcune aziende, accomunate dalla necessità di assecondare tanto le necessità del business quanto le attitudini dei clienti.In una realtà come Pianoforte Holding, proprietaria dei marchi Yamamay e Carpisa, basta la cifra dei 60 milioni di scontrini emessi all’anno per comprendere quale sia il livello di complessità nell’elaborazione ed estrapolazione di dati funzionali al miglioramento delle performance commerciali e alla pianificazione: “In passato, si faceva molta fatica a fornire informazioni utili al business, i tempi erano lunghi, le risorse impiegate notevoli e c’erano alte probabilità di errore – ha ricordato l’It Project Manager Michele di Nuzzo -. Siamo partiti con il progetto Bi & Analytics su base Oracle in Carpisa e dalle vendite ci siamo progressivamente estesi ai crediti, alla pianificazione delle collezioni, allo store management e alle spese del personale. Da un paio d’anni tutti i brand aziendali ne beneficiano e oggi il business è in grado di generarsi da solo i report necessari”.
Se la mobility ha dato ulteriore impulso al successo del progetto, soprattutto migliorando l’interazione fra responsabili di zona e operatori nei punti vendita, ora Pianoforte Holding sta pensando di estendere l’utilizzo degli strumenti analitici per sfruttare anche i dati ricavati dall’e-commerce e sviluppare iniziative come la dematerializzazione su mobile delle fidelity card.
Anche in Trenitalia i numeri dicono molto. I 600 milioni di passeggeri serviti all’anno e gli 8.000 convogli circolanti al giorno indicano soprattutto quanto pesi la relazione con la clientela: “Fino a qualche anno fa, l’architettura It strutturata in silos ci impediva di avere una vista unica sul cliente – ha illustrato Alessandro La Rocca, Responsabile Direzione Pianificazione Strategica, Piani di Innovazione e Integrazione Commerciale -. Per migliorare il dialogo e i servizi, abbiamo deciso di orientarci verso l’ottenimento di una customer experience personalizzata e multicanale. Dopo aver integrato un unico Crm per gestire loyalty, call center, reclami e anagrafiche, siamo passati al precision marketing per ottenere maggiore flessibilità e tassi di conversione delle campagne”.
Per un progetto che mette al centro le informazioni e la capacità di elaborarle anche in tempo reale e che si basa su 300 kpi per il monitoraggio delle performance aziendali, il ritorno sull’investimento è stato stimato in soli 18 mesi e oggi consente di creare servizi anche personalizzati per clienti particolarmente fidelizzati.
Sempre una logica customer-centrica e ispirata dal miglioramento della user experience è alla base del lavoro svolto da Tivù Sat, piattaforma per la visione satellitare dei canali televisivi presenti sul digitale terrestre, che vanta oggi 2,7 milioni di smart card attive. Anche per quest’azienda si è posta la necessità di ottenere maggiori informazioni sulla clientela e potenziale il servizio in modo interattivo: “Siamo partiti nel 2013 con il Crm Oracle Siebel On Demand – ha raccontato Gilda Serafini, Director of Planning, Management and Control – per poi passare a Bi Cloud Service per ottenere maggiori informazioni sui clienti e farle convergere da diverse fonti di provenienza”.
Sfruttando la maggior flessibilità del cloud. Tivù Sat è riuscita a evolvere verso il supporto degli utenti in modalità self-care, con servizio erogato 24x7, monitorando così la user experience per migliorare l’offerta. Con la data visualization, in piano per i futuri sviluppi, lo strumento creato dovrebbe diventare fruibile da chiunque in tempo reale: “Un'azienda giovane oggi deve pensare in maniera semplice e il cloud offre la flessibilità necessaria per partire e crescere in modo graduale”, ha concluso Serafini.
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