Il rapporto simbiotico fra intelligenza e strumenti analitici

Il rapporto simbiotico fra intelligenza e strumenti analitici

Il Sas Forum 2016 è stata l’occasione per comprendere come diverse realtà italiane facciano già uso degli analytics per orientare strategie e decisioni di business.

di: Roberto Bonino del 29/04/2016 19:55

Big Data & Analytics
 
È ormai fatto risaputo e sottolineato in modo anche eccessivo che viviamo in un mondo sovraffollato di dati. Aziende e individui, in modo ovviamente diverso, ne fanno uso per aumentare il proprio livello di conoscenza e orientare scelte e decisioni.
Il loro corretto sfruttamento non può che passare per l’intelligenza, ossia la capacità di comprensione e analisi necessaria per ricavare ciò che può essere più utile per raggiungere uno o più obiettivi prefissati. Su questo tema si è concentrata, in modo particolare, l’edizione 2016 del Sas Forum, fornendo spunti e stimoli talvolta anche sorprendenti a una platea di circa 2mila business user.Il filo conduttore dell’evento era riassunto nel claim “Analytics everywhere”, a sottolineare non tanto che tutti ne facciano uso già oggi quanto che questo deve diventare il paradigma attorno al quale far ruotare modelli di business che sulle informazioni, la loro comprensione e la loro condivisione, fanno perno per determinare gli ormai imprescindibili processi di trasformazione digitale: “Viviamo in un universo intelligente – ha esordito Marco Icardi, amministratore delegato di Sas Italy e Vice President Central East Europe Region – dove non solo conta la disponibilità di informazioni pronte a sostenere i processi decisionali, ma occorre poterle utilizzare in tempo reale. La tecnologia supporta questa evoluzione, ma è dalla combinazione con capacità ed esperienze che si costruisce la smart mind necessaria per capire come e dove innovare. Dalla conoscenza diffusa e pervasiva nascono le idee e l’Italia appare un terreno fertile in questo senso, se pensiamo, per esempio, al nostro alto livello di scolarizzazione e al fatto che si creano 5mila start up all’anno, pur disponendo di un decimo dei finanziamenti che si ottengono in altri paesi”.
Gli strumenti di business intelligence & analytics, dunque, possono fornire la capacità di elaborazione e velocità di esecuzione che un cervello umano non è in grado di sostenere. Ma poi tocca alle persone capire quale direzione prendere. In qualche caso, geni dotati di un intuito fuori dal comune possono orientare in modo positivo lo sviluppo dell’ecosistema che controllano. Nel nostro mondo, però, sempre più pesa il lavoro dell’intelligenza collettiva. L’uomo può imparare dall’ambiente che lo circonda, ma esprime il meglio di sé quando condivide il frutto del proprio pensiero: “Possiamo trarre insegnamenti preziosi dalle piante, che sono organismi sociali, capaci di sentire e reagire – ha illustrato Stefano Mancuso, direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale dell’Università di Firenze -. I loro comportamenti sono frutto di una rete presente al proprio interno, pur in assenza di cervello. Queste capacità sono presenti anche nell’uomo, come dimostra la soluzione di alcuni problemi scientifici annosi, avvenuta tramite condivisione di informazioni e intervento di più soggetti, senza una mente che facesse da guida”.
L’innovazione può nascere in modo compiuto dal lavoro collettivo. Per arrivarci, le aziende devono accettare l’idea di coinvolgere i propri collaboratori, al punto da delegare loro il controllo, mettendo a disposizione strumenti analitici su obiettivi aspirazionali: “L’economia di relazione ha dimostrato di funzionare già piuttosto bene in contesti come le città, mentre nelle aziende la presenza di capi limita il potenziale – ha esposto Paolo Bruttini, Socioanalista e Consulente di sviluppo organizzativo -. Una leadership più aperta può essere la chiave dei futuri sviluppi e per questo occorre accettare la presenza di una certa dose di anarchia, definendo solo i confini entro i quali contenere il gioco, ma liberando così più energia innovativa”.

Il coinvolgimento dei clienti

Nel concreto, già oggi il maggior coinvolgimento delle persone nella definizione di strategie e flussi decisionali passa per il cosiddetto “people management” all’interno delle aziende (cura delle passioni, enfasi sul singolo individuo, stimoli continui) e per l’attenzione alla user experience nei rapporti con la clientela. Vodafone ha da qualche tempo seguito quest’ultima strada, sfruttando la popolarità della propria app mobile non solo per conoscere meglio gli utenti, ma costruire servizi basati sui microbisogni: “Abbiamo creato Vodafone Care – ha spiegato Barbara Cominelli, Direttore Commercial Operations and Digital della realtà italiana – basandoci sull’ingaggio emozionale dei clienti, non solo per offrire loro informazioni e vendere nuovi prodotti, ma per ricavare promesse che poi ci impegniamo a mantenere. Questo approccio è certamente data driven e richiede capacità di elaborazione in tempo reale, per portarci verso una personalizzazione sempre più spinta delle nostre proposte”.
Anche Intesa SanPaolo fa ampio uso di analytics per creare nuovi prodotti e diffonderli sui canali preferiti dai clienti, come ha confermato Claudio Sguoto, Responsabile del Servizio Data Governance: “Con gli stessi strumenti, abbiamo però migliorato anche la qualità dei dati e coinvolto il nostro pubblico nella prevenzione di attività pericolose o nella definizione dei dati corretti da mettere a disposizione”.
In questo scenario, Sas colloca la propria offerta storica di strumenti analitici, che d’ora in poi poggerà sulla nuova piattaforma Viya, capace di integrare componenti spinte verso il real time, la logica open source, la disponibilità in cloud e il machine learning. In Italia, in modo particolare, l’azienda ha avviato anche iniziative specifiche nell’ambito della formazione e dell’innovazione: “Da poco siamo entrati nella compagine consortile di Cefriel – ha evidenziato ancora Marco Icardi – per sostenere la ricerca in direzione della trasformazione digitale, attraverso lo sviluppo di una piattaforma destinata a supportare i processi di innovazione. Inoltre, abbiamo messo a punto degli strumenti di digital learning su temi come advanced analytics, data visualization e data management”.
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