Analytics, la chiave per districarsi nel mare magnum dei dati

Analytics, la chiave per districarsi nel mare magnum dei dati

L'annuale Sas Forum ha offerto ai numerosi partecipanti spunti ed esperienze per governare l'evoluzione verso il business digitale.

di: Roberto Bonino del 27/04/2015 12:03

Big Data & Analytics
 
Affrontare il tema della trasformazione digitale del business significa, oggi, puntare a governare i processi legati ai flussi di informazioni. Aziende, istituzioni e anche singoli individui hanno ormai a disposizione enormi quantità di dati, ma la sfida si è spostata sulla capacità di interpretarli e di individuare quelli realmente importanti per le decisioni strategiche.
Un'azienda come Sas, che, secondo il suo amministratore delegato italiano, Marco Icardi, “vuole porsi al servizio del salto tecnologico collegato all'innovazione”, ha scelto di dedicare il proprio annuale Forum italiano non tanto alle evoluzioni della propria offerta sul tema quanto alla proposta di una serie di spunti ed esperienze utili per capire come orientarsi nel mare magnum dei dati e "mettere l'intelligenza analitica alla base dei processi di trasformazione che portano valore", citando un altro passaggio dell'intervento di Icardi.
Non tutto è chiaro, non tutto è già acquisito, ma quello che emerge dai contributi raccolti al Sas Forum è che molti attori del mondo aziendale e di quello della ricerca hanno già raccolto la sfida, in qualche caso ottenuto risultati, in molti altri solo capito in che direzione andare.  


Risultati a breve e processi a lunga gittata

Piuttosto evidente appare la differenza fra chi si confronta con obiettivi di business e, quindi risultati da portare in tempi anche brevi, e chi, invece, può ragionare su visioni anche di medio e lungo termine. Sky Italia, per esempio, ha deciso di puntare molto sul rapporto diretto con la propria base di clienti, cercando di ottenere da loro le informazioni utili per migliorare i servizi e l'offerta complessiva: “Investiamo oltre 1 miliardo di euro per cercare elementi differenzianti - ha spiegato Stefano Fiorentino, responsabile churn management & customer engagement - che ricaviamo dal monitoraggio costante dei comportamenti dei nostri utenti. Il flusso di tutte le informazioni è stato industrializzato, finisce in un database marketing e genera analisi predittive”. Grazie a questa pratica, il tasso di abbandono è stato portato sotto il 10%.
Anche il mondo dell'energia sta cambiando, perché oggi si lavora molto sulla riduzione dei consumi e dell'impatto ambientale, cercando comunque di aumentare l'efficienza. Mauro Fanfoni, senior vice president marketing & innovation di Eni Europe, ha confermato come oggi lo studio dei comportamenti sia più importante delle variabili demografiche: “Nel mercato delle utility, la trasformazione digitale passa per il customer engagement. Ci siamo ripromessi di migliorare il servizio, personalizzandolo, ma anche automatizzandolo, sfruttando la diffusione della mobility. Già oggi 12 milioni di transazioni annue sulle 20 totali avvengono in self care”. 


Far emergere i segnali dal tanto rumore di fondo

Se, in passato, i problemi decisionali nascevano dal fatto che mancavano pezzi del puzzle complessivo, oggi le informazioni sono spesso disponibili, ma la risposta comunque non è chiara. Il concetto è stato evidenziato da Marco Fedi, Cio di Allianz: “Ciò che realmente serve e spesso annegato in un mare di rumore di fondo. Bisogna distinguere i segnali e reagire a essi, anche aumentando la granularità analitica per far emergere pattern informativi ancora non noti”. Sempre in chiave strettamente operativa, Banca Ifis ha sfruttato gli analytics per creare report mensili utili a velocizzare i processi decisionali: “Per arrivarci - ha ricordato Giovanni Bossi, amministratore delegato dell'istituto - abbiamo dovuto sovvertire i valori esistenti, soprattutto per colmare la distanza fra il dato e chi lo gestisce”. In quest’ottica, si colloca, per esempio, la decisione recente di trasmettere l'assemblea dei soci attraverso la piattaforma Periscope.
Anche nel campo della ricerca si sta lavorando sulle modalità di acquisizione, elaborazione e riproposizione dei dati, allo scopo di orientare processi e macrotendenze. L'Agenzia spaziale europea (Esa) genera, ad esempio, oltre un petabyte di dati, che vanno trasformati in informazioni per generare servizi utili anche al business, spaziando dalle previsioni climatiche ad altre generati dai satelliti controllati, creando meccanismi di accesso per fare analisi e di distribuzione attraverso digital marketplace in partnership con diversi attori del mondo privato.
Saper elaborare correttamente i dati può portare a risultati di grande importanza, come testimonia la capacità di sequenziale il genoma umano, oggi, in poco più di una settimana, anche in piccoli laboratori e con un costo di poche migliaia di dollari. La testimonianza è stata portata da Massimo Delle Donne, genetista dell'Università di Verona e direttore scientifico dello spin off Personal Genomics, che ha illustrato come da un semplice prelievo del sangue si ottengano informazioni utili a prevenire malattie individuabili attraverso il Dna. Il ricercatore Riccardo Sabatini, invece, ha descritto il progetto FoodCast, chi raccoglie l'apporto di numerosi scienziati per costruire modelli predittivi capaci di anticipare i fenomeni legati al cibo, sia in termini di produzione che di influenza sui prezzi globali. 

Il processo di democratizzazione degli analytics

Gli strumenti analitici, in sostanza, dovrebbero essere alla portata di tutti. Spetta anche ad aziende come Sas rendere questo possibile, certamente puntando sull'innovazione di prodotto e su una strategia commerciale recentemente rimodellata (su tre canali, ovvero Oem, Masp-Managed Analytics Service Provider e reseller gestiti tramite il distributore Arrow), ma anche attraverso una semplificazione del software di una democratizzazione dei prezzi, ad esempio agevolata dalla diffusione della piattaforma aperta Hadoop, per la quale è stato recentemente proposto un apposito Data Loader.
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