Pronti a indossare la tecnologia anche in Italia

Pronti a indossare la tecnologia anche in Italia

Idc prevede che il mercato dei wearable device debba crescere quest’anno del 190%, con circa 700mila unità vendute, che diventeranno 3 milioni fra quattro anni.

di: Redazione ImpresaCity del 12/09/2014 09:10

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La base di partenza è certamente piccola, ma il tasso di crescita previsto da Idc per il mercato dei wearable device fa capire che sia questo uno dei comparti sui quali investire per i prossimi anni.
In Italia, in particolare, si prevede nel 2014 un aumento superiore al 190% rispetto all’anno scorso, per un totale di circa 700 mila unità vendute. Nel 2018 verranno consegnati quasi 3 milioni di dispositivi indossabili nel nostro Paese, con un incremento medio annuo nel quinquennio pari al 67%. In termini di valore, l’ascesa media annua sarà del 75%, arrivando nel 2018 a superare i 450 milioni di euro. Le previsioni tengono conto della capillare diffusione degli smartphone e delle piattaforme Os ormai ben note agli utenti. Anzi, proprio la saturazione di questo mercato smartphone costituirà una leva per la diffusione dei wearable device.
A livello mondiale, nel 2013 sono stati venduti 6,2 milioni di pezzi, sottolinea Idc. Entro la fine del 2014 le consegne raggiungeranno quota 19,2 milioni, con una crescita del 209%.
L’analista sottolinea che possono essere definiti wearable device tutti quei dispositivi indossabili con un microprocessore all’interno, dal semplice orologio digitale ai più sofisticati device full-body per la realtà aumentata.
Per praticità, vengono però distinti tre tipi di wearable device, capaci di elaborare dati, di dialogare con uno smart connected device (pc, smartphone o tablet). Quelli meno evoluti vengono definiti Complex Accessories e vi rientrano gran parte degli innumerevoli braccialetti per il fitness o per il controllo dell’attività sportiva. Questi raccolgono dati e in alcuni casi comunicano tramite display, tuttavia necessitano di un offload dei dati su internet, tramite un device connesso, per poter salvare le attività ed elaborarle. Nel 2013, a livello mondiale, oltre il 70% dei wearable device venduti è stato di questo tipo, mentre in Italia siamo all’80%.
Vi sono poi gli Smart Accessories, ovvero i dispositivi che hanno la possibilità di installare app o software di terze parti (come gli smart watch, compreso quello di Apple) e gli Smart Wearables, che possono invece funzionare in piena autonomia, senza la necessità di appoggiarsi ad altri device. Si connettono autonomamente a Internet e hanno la possibilità di installare app e software di terze parti, con l’intento di espanderne le funzionalità. Un esempio di questi device sono i Google Glass o gli smart watch dotati di Sim, come l’ultimo modello annunciato da Samsung. In futuro il mix fra le tre tipologie cambierà e nel 2018 i device Smart (Accessories e Wearable) arriveranno a rappresentare circa la metà delle unità vendute nel nostro Paese, con preferenza spiccata per braccialetti e orologi (40%) e capi di abbigliamento (25%).
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