Emc, i volti del Big Data

Emc, i volti del Big Data

Rendere i dati un fattore competitivo per le aziende anche per rilanciare il Paese Italia. Aziende, utenti ed esperti a confronto durante l’evento organizzato da Emc “Leading ideas”, tenutosi in questi giorni a Milano, in collaborazione con Sas e...

di: Barbara Torresani del 08/04/2013 16:25

Big Data & Analytics
 
Non è una semplice buzzword, come lo è stato a suo tempo il cloud computing, ma una realtà: il Big Data. Un fenomeno sempre più all’attenzione delle aziende, alle prese con una quantità di dati – testuali, multimediali e relazionali - che cresce in modo esponenziale, di natura eterogenea – strutturati e non – che viaggia velocemente e da cui le aziende vogliono trarre valore per accrescere il proprio vantaggio competivo. Un fenomeno ancora da capire nella sua interezza, dai molti volti e dalle differenti implicazioni.
Un argomento al centro dell’evento 'Leading Ideas' organizzato nei giorni scorsi da Emc Italia in collaborazione con Sas e Accenture che ha visto alternarsi sul palco utenti ed esperti del settore.
emcbigdata3.jpgInquadra il tema Marco Fanizzi, Amministratore Delegato di Emc in Italia: “I Big Data sono intorno a noi e dentro di noi, nelle case e nelle aziende. L'esplosione dei dati digitali parte infatti dai noi stessi. La consumerizzazione  dell'IT fa sì che i consumatori siano produttori di dati come non mai. Sono gli utenti consumer a guidare i cambiamenti. Ed oggi la sfida è quella di rendere i dati un fattore competitivo per le aziende. E’ il momento giusto per cavalcare l’onda: vi sono molte fonti disponibili, si sono abbassati i costi per processare e immagazzinare i dati, le tecnologie per estrarre, analizzare e correlare i dati sono mature. Ma non basta: occorre innovare, trovare il modo giusto per far si che questa mole di dati si trasformi in informazioni da cui trarre valore per il business. E per far ciò occorrono anche nuove figure professionali come il data scientist – dal profilo tecnico ma anche artistico – capaci di interpretare i dati, sviluppare idee innovative e individuare nuovi mercati”.
Il tema si dipana lungo tutta l’evento.
Elisabetta Fersini, Università degli Studi Milano Bicocca e co-Founder Sharper Analytics, pone l’accento su un fatto importante: “Il dato non sempre corrisponde a conoscenza, non tutti i dati sono utilizzabili. L’obiettivo invece per creare valore è quello di scoprire fatti unici e specifici, relazioni tra eventi e capire qual è l'affidabilità dei dati che ci circondano. Per questo è fondamentale aggregare le informazioni e costruire modelli interpretativi, utilizzando strumenti di data web e text mining, modelli computazionali di apprendimento automatico, che imparano dai dati e modelli probabilistici al fine di gestire il grosso problema dell'incertezza dei dati e delle fonti”.
Per Luigi Curini e Stefano Iacus, Università degli Studi di Milano e co-Founder Voices from Blogs: “L'informazione risiede nei dati, occorre leggere le opinioni delle persone: le informazioni sono lì. Per il resto si possono usare algoritmi”. L’idea proposta da Curini e da Iacus si fonda sull’analisi supervisionata - no a dizionari ontologici - e sull’accuratezza nel definire il contenuto semantico. Occore seguire il linguaggio naturale degli utenti; ironia, doppi sensi, metafore...e fare analisi della distribuzione aggregata, non del singolo testo. Così il Big Data diventa un processo semplice che consente di estrarre contenuto aggregato.
Marco Massarotto, Founder & President, Hagakure, società che interpreta le esigenze di chi si occupa di comunicazione digitale e social media, afferma: “Quello dei Big Data sembra essere un problema da sempre – grandi mole di dati da trattare; ma oggi è diventato esplosivo a causa della combinazione deflagrante di due fenomeni quali il social media e la mobilità. La soluzione non si può trovare nell’individuare una singola figura professionale in grado di farsi carico di tutto. Lo snodo sta non solo nel risolvere il problema ma nel creare nuove opportunità, nuovi servizi e strumenti, nuovi mercati....Emerge l’esigenza di un ripensamento di un modello di azienda a silos che deve diventare user-centrica. Occorre riorganizzarsi attorno alle domande che arrivano dagli utenti...E’ un cambiamento non solo tecnologico ma anche sociale. Quindi non è un problema ma un territorio, dove c'è fertilità e dove ci sono nuove dimensioni da esplorare tra il digitale e l’analogico, di prodotto e mercato”.
Valeria Sandei, Ceo Almawave del Gruppo Almaviva, parte da un’idea di base: la tecnologia è in grado di potenziare le capacità degli individui e il tema del Big Data è intrinsecamente connesso con altri driver: social, mobile, cloud che coniugati al meglio riescono a dare risposte tecniche e applicative per impattare ovunque sull’interazione tra aziende e clienti e per favorire la fruizione all'interno delle aziende.
Due gli elementi su cui poggia la proposizione di Almawave: un information and engagement hub e tecnologie people centric. In particolare il concetto di hub dà l’opportunità di catturare dati strutturati e non, non partendo da un modello e da una metodologia di costruizione dai dati predefiniti, ma dal risultato finale. Entrano in gioco information retrival e text mining, strumenti per navigare la conoscenza, semantica e ontologia per catturare ciò che serve per prendere le decisioni, statistica per correlare le informazioni, alert concettuali ...Tutto inserito in processo di gestione delle informazioni che porta alla conscenza fruibile.  

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