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Ibm Power 7, otto core e una buona dose di intelligenza

La nuova generazione di Cpu server di Ibm guarda alla virtualizzazione in un contesto di massima flessibilità e un occhio attento al consumo energetico.

Giuseppe Goglio

Pubblicato il: 09/02/2010 nella categoria 2-Tech Zone.

Ibm Power 7, otto core e una buona dose di intelligenza
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Stessa potenza a costi sensibilmente inferiori. Oppure, considerevole incremento nella potenza, con gli stessi investimenti richiesti dalla generazione precedente. Queste in sintesi le caratteristiche cruciali della nuova generazione di processori Power di Ibm, concepiti con una spiccata vocazione alle tematiche più attuali quali virtualizzazione, flessibilità, e attenzione al consumo energetico.  
Nella rinnovata famiglia Power7, i nuovi server di fascia media 750, 755, 770 e 780 vanno incontro a esigenze diversificate sia per richiesta di risorse, ma soprattutto per quanto riguarda l'ambito di applicazione: "Nello stesso sistema, attualmente si tende a eseguire mansioni in precedenza distribuite – afferma Andrea Corbelli, Stg Technical Director di Ibm -. Diventa quindi difficile prevedere il carico di lavoro e la relativa distribuzione nell'arco della giornata". 
In virtù delle tendenze sempre più attuali quali consolidamento, virtualizzazione e cloud computing diventa quindi fondamentale poter contare su sistemi dalla massima flessibilità. La risposta Ibm passa per una generazione di processori nuova non tanto a livello di incremento di potenza, ma anche e soprattutto per l'integrazione di una serie di funzionalità all'insegna appunto della capacità di adattarsi dinamicamente alle situazioni dei diversi flussi di lavoro
Rispetto ai due core della versione attualmente in commercio, i Power7 sono disponibili in versione da quattro, sei oppure otto core per unità, con la possibilità di eseguire fino a quattro threat per ciascuna Cpu. In pratica, il 780 e il 770 prevedono una configurazione massima di 64 core, mentre gli altri si fermano a 32. La potenza della singola Cpu varia invece da 3 a 4,14 GHz, inferiore rispetto ai predecessori, "perché l'architettura mantiene invariate le dimensioni e in questo modo si riesce a tenere sotto controllo il calore dissipato", spiega Corbelli. 
Quello che però conta non sono tanto i valori di picco quanto le prestazioni del sistema nel proprio insieme. Ed è a questo proposito che entrano in gioco le diverse tecnologie proprietarie capaci di portare all'ottimizzazione dei carichi di lavoro. Prima tra tutte, TurboCore, indirizzata espressamente ai database, riduce il numero di core attivi a quattro, lasciando così la maggior parte delle risorse di tutti gli otto core sul chip ai quattro attivi. In pratica, significa poter contare su più memoria cache e banda aumentando la velocità di clock. In alternativa, la modalità MaxCore, con otto core per socket e quattro threat per core si adatta ai carichi di lavoro tipici di applicazioni Internet, con molti task attivi in simultanea. Ma tra le novità più interessanti rientra la possibilità di variare i threat in modo dinamico sulla base della richiesta, in modo automatico ma anche manuale.
Per le applicazioni Erp invece, Active Memory Expansion esegue una compressione dei dati in memoria, così da poter contare su una dimensione maggiore rispetto alla quantità fisica. In tema di riduzione dei consumi infine, Intelligent Energy Optimization è in grado di adeguare la potenza, e quindi il consumo energetico, in base alla tipologia di carico di lavoro e alle condizioni termiche ambientali.


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