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Assinform: l’IT è un’industria in cui occorre investire di più

Paolo Angelucci, nella sua prima uscita come Presidente dell’Associazione, enfatizza il ruolo dell’Information Technology come settore industriale su cui investire per fare crescere il Paese. Il nuovo programma associativo prevede misure urgenti e azioni a medio termine per sostenere domanda e sviluppo. Presentati i dati della terza indagine congiunturale svolta su un campione di 40 aziende associate.

Barbara Torresani

Pubblicato il: 04/08/2009 nella categoria 2-Mercato e dintorni.

Assinform: l’IT è un’industria in cui occorre investire di più
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 “L’Information Technology è un’industria al pari di altri comparti industriali e questo ruolo le va riconosciuto. Il mio compito e quello della squadra associativa, ha dichiarato ieri Paolo Angelucci neo presidente di Assinform nella sua prima uscita pubblica, è quello di convincere il mercato del valore che l’IT riveste per lo sviluppo dell’economia italiana.” Un’industria, quella IT che dà lavoro a 390 mila persone (che con gli occupati delle Tlc raggiunge le 600 mila persone) e che negli ultimi anni ha creato più occupazione di altri settori. Un’industria che è direttamente coinvolta in processi di efficacia ma anche di valore per il Paese, che però non ha ancora raggiunto una compressione tale da meritare dignità al pari di altre industrie.
Investire in IT non è un costo, è un fattore strategico di accelerazione della crescita e di modernizzazione, e allo stesso tempo, di risparmio, perché migliora l’efficienza dei processi e delle perfomance.
L’IT però oggi, più che mai, è un mercato sotto pressione, che risente sempre più della situazione congiunturale e che rischia di collassare se non si interviene in tempi rapidi e con misure efficaci.
Traspare preoccupazione nelle parole del Presidente Assinform nell’esporre i risultati della terza indagine congiunturale svolta a luglio su un campione di circa 40 imprese associate, su elaborazioni di NetConsulting.assinform-l-it-e-un-industria-in-cui-occorre-inves-1.jpg
Tre le principali criticità del settore: una forte riduzione dei budget, un calo degli investimenti e una diminuzione della forza lavoro.
“Dall’indagine, ha sottolineato Angelucci,  risulta che è in atto una generale e forte  riduzione dei budget IT che oggi interessa oltre il 70% delle imprese italiane dell’industria e dei servizi, che stanno sia rinunciando a investire in nuovi progetti IT, che rinviando a tempi migliori il rinnovo del parco tecnologico. Ciò è destinato ad avere importanti ripercussioni sul nostro settore. Ci attendiamo infatti che il calo del trend di crescita scenderà ben oltre il - 5,9% previsto a febbraio.”
Preoccupante è altresì l’andamento degli ordinativi e la situazione occupazionale.  In soli tre mesi dall’ultima indagine condotta a febbraio, le aziende del campione dell’indagine di luglio che hanno registrato meno ordinativi sono passate dal 44,4% al 52,6%, e la parte di aziende che ha mantenuto stabili gli ordinativi si è quasi dimezzata, passando da un 37% a un 22,4%.
L’occupazione è sicuramente un altro punto di criticità. Il numero di adetti continua a calare; se a febbraio la situazione era peggiorata o molto peggiorata per il 17,2% del campione, a luglio tale percentuale è salita al 21,3%. Un quarto delle imprese interpellate prevede una diminuzione dell’occupazione dipendente e un minor impiego di consulenti. Ciò significa che si sta riducendo la quantità di lavoro appaltata dai committenti più grandi verso le imprese più piccole, con ripercussioni occupazionali in realtà più ampie di quanto si possa oggi valutare, non solo in termini dimensionali, ma qualitativi. “Perdere persone qualificate, ha dichiarato Angelucci, significa perdere valore “. 
“Per sostenere il settore, ha affermato Angelucci, occorre mettere in campo sia misure urgenti sia una politica strategica di sviluppo della domanda  It e valorizzazione delle sue filiere”.


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