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La rivoluzione nascosta del SDN

Il Software-Defined Networking non ha conquistato il mercato come molti avevano previsto, ma ha comunque cambiato il modo di considerare le architetture di rete

Autore: Redazione Impresacity

Sono ormai diversi anni che si parla di Software-Definded Networking e ci si comincia a porre la domanda chiave: in sostanza il SDN è stato una delusione o un successo? A sentire gli analisti di Gartner e a guardare le cifre di mercato, entrambe le cose. Per chi si aspettava che l'approccio in sé conquistasse le aziende e portasse ovunque un nuovo modo di considerare le architetture di rete, si tratta certamente di una delusione. Ma in realtà, fa notare Gartner, il SDN il suo contributo importante lo ha già portato.

Certo i numeri non sono quelli di una rivoluzione eclatante. Si contano meno di duemila installazioni a livello globale che possano effettivamente definirsi di Software-Definded Networking. E lungo il noto "hype cycle" di Gartner il SDN ormai si posiziona nella parte della disillusione.

La mancata adozione in massa del SDN è legata ad alcuni fattori concomitanti. Il primo è che si tratta di una scelta non banale rivolta a utenti che il più delle volte sono tradizionalisti in quanto a networking. In questo senso Gartner ha sottolineato spesso che SDN non è un mercato, nel senso che non basta acquistare prodotti con una ideale "etichetta" SDN per adottare il Software-Defined Networking: è un modello architetturale e ci sono molti modi per implementarlo. Ma bisogna saperlo fare.

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Non sempre ci sono state poi le giuste motivazioni. Di fronte a un approccio considerato tecnologicamente complesso e con qualche dubbio in quanto a stabiità e scalabilità, buona parte delle imprese non ha trovato un evidente vantaggio di business per impegnarvisi. Anche perché alcuni vendor di primo piano non hanno spinto SDN per non indebolire i prodotti di netwotking tradizionali e quindi la loro posizione sul mercato.

Ma gli analisti spiegano anche che il Software-Defined Networking ha comunque avuto un effetto di cambiamento sul mondo delle reti. Ha mostrato che è possibile guardare al networking in un modo diverso, spostando l'attenzione dall'hardware al software e provando che questi due componenti una volta monolitici possono essere disaccoppiati.

La possibilità di disaggregare questi due elementi ha aperto la strada a molte altre evoluzioni che senza SDN non avremmo mai probabilmente visto. Per fare qualche esempio: la distinzione tra topologie di rete fisiche e logiche, la gestione della rete nel suo complesso e non per singoli dispositivi, gli switch "white box" e anche SD-WAN. E su queste evoluzioni è nata anche una florida community di produttori hardware e software nonché di progetti open source, a partire dall'originario OpenFlow e dai suoi sviluppi.
Pubblicato il: 04/10/2017

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