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In viaggio verso il cloud con Oracle

Tre modelli e sei percorsi racchiudono tutti i possibili scenari di migrazione identificati dal vendor, che si occupa di coprirli tutti con la propria offerta.

Autore: Roberto Bonino

Da quando Oracle ha seriamente abbracciato il mondo del cloud, sembra non esserci altro punto di approdo per le mosse fatte sul mercato e per la visione strategica portata avanti nei rapporti con la propria clientela. Il punto di arrivo è la messa a punto dell’infrastruttura ideale per ogni azienda impegnata nella continua ricerca del corretto equilibrio fra efficienza e innovazione. Diversi possono essere i punti di partenza e, soprattutto, il percorso di avvicinamento all’obiettivo.
La casa di Larry Ellison intende coprire tutto lo scibile del cloud nelle sue varie declinazioni (IaaS, PaaS e SaaS), partendo da tre modelli di implementazione, ovvero quello derivato dalle storiche architetture on-premise, quello legato al public cloud e quello intermedio che il costruttore ha battezzato “Cloud at Customer”, dove si porta la logica tipicamente “pubblica” dietro il firewall delle aziende, per garantire sicurezza e protezione dei dati pur sfruttando appieno la flessibilità che scaturisce dalla possibilità di comporre e modificare blocchi di servizi e applicazioni senza preoccuparsi dell’infrastruttura sottostante.

Come arrivare a Oracle Public Cloud per sei strade diverse

Oracle ha identificato sei possibili viaggi verso il cloud, per abbracciare tutte le possibili modalità di avvicinamento al cloud per ogni tipologia di azienda. Il primo riguarda le aziende ancora molto ancorate a infrastrutture legacy, per le oracle-carl-j-ray.jpgquali occorre innanzitutto agire sulla semplificazione dell’esistente: “Gli use case in quest’ambito spaziano dall’utilizzo di appliance per velocizzare i passaggi – spiega Carl Ray, Director Converged Infrastructure di Oracle Corporation – alla costruzione di enterprise private cloud, dalla modernizzazione per chi lavora in ambiente Unix e lì vuole restare all’utilizzo dello storage per consolidare i dati e renderli più sicuri. Tutti i passaggi portano, come esito finale, alla capacità di operare nell’Oracle Public Cloud”.
Il secondo viaggio identifica il già citato concetto di Cloud at Customer e si fonda su una piattaforma basata su hardware Oracle, software-defined storage e networking, cui si aggiunge un livello di astrazione IaaS. Oracle può gestire completamente l’infrastruttura presso il sito del cliente, che può così concentrarsi sull’utilizzo di servizi IaaS, PaaS e SaaS: “Si lavora in una logica da cloud pubblico – sottolinea Ray – ma dietro il firewall aziendale, con un modello a canone e una gestione completamente demandata a noi”.
Il terzo viaggio copre le esigenze dello spostamento in cloud di workload e si appoggia sul portafoglio d’offerta IaaS di Oracle, con la flessibilità di poter usare sistemi “bare metal”, appliance del vendor, ma anche servizi come Ravello, che consente di far girare applicazioni (o addirittura intere server farm) VMware o Kvm come se fossero in cloud pubblico senza dover apportare modifiche.
Più orientato allo sviluppo è il viaggio delle realtà che intendono costruire e implementare in modo rapido applicazioni direttamente in cloud: “Diamo ai clienti la possibilità di utilizzare i linguaggi e gli ambienti di sviluppo preferiti – illustra Ray – per poi sfruttare il nostro portafoglio PaaS e IaaS per costruire e testare e poi rilasciare dovunque si ritenga opportuno, che sia l’ambiente on premise o il cloud pubblico”.
La modernizzazione delle applicazioni in direzione SaaS (quinto viaggio) rappresenta uno dei punti di forza della proposta Oracle, che mette a disposizione una suite integrata con un unico modello di dati per ogni tipo di applicazione e servizi come il Data-as-a-Service (DaaS) per poter fruire dei dati più utili al business sempre attraverso Oracle Cloud. L’ultimo viaggio, infine, riguarda le startup o le nuove società che necessariamente partono con una logica già flessibile e cloud-oriented.
Con questa visione articolata e integrata allo stesso tempo, Oracle intende accompagnare le aziende verso la migrazione delle applicazioni mission critical in cloud, secondo modalità, tempi e logiche che si adattano a ogni contesto di partenza: “Fondamentale per portare la nostra visione al mercato è il ruolo dei partner – aggiunge Emanuele Ratti, Country Leader Cloud Infrastructure di Oracle Italia – che devono tradurre in progetti quanto mettiamo loro a disposizione. L’avvio dell’Oracle Partner Cloud Evolution Center, realizzato in collaborazione con Computer Gross, va in questa direzione, per fornire il supporto e la formazione necessari a valorizzare il nostro differenziale competitivo, basato sulla proposta di migrazione più completa oggi presente sul mercato”.
Pubblicato il: 20/07/2017

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