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Trasformazione digitale e mercato del lavoro

Non esiste alcuna certezza che all'intensificarsi dell’automazione il numero di occupati possa mantenersi nello stesso ordine di grandezza attuale

Autore: Piero Macrì

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Da scienza specialistica l’Intelligenza Artificiale, dapprima confinata in ambiti ristretti della società, sta diventando una componente embedded dell’IT estendendo così le capacità di automazione sino ad oggi raggiunte.

Per definizione l'introduzione di nuova automazione porta a una scomparsa di posti di lavoro. Basta guardare a quanto avvenuto in ambito industriale o nel settore dei servizi negli ultimi 50 anni.

Robotica e Informatica hanno creato nuova produttività, riducendo il numero di addetti nei più disparati settori. Tuttavia nel lungo periodo questi fenomeni hanno prodotto anticorpi che hanno compensato gli effetti occupazionali creando o allargando il numero di lavoratori complessivi,

Questa volta, sostengono alcuni, potrebbe non essere così. Non esiste alcuna certezza che all'intensificarsi dell’automazione il numero di occupati possa mantenersi nello stesso ordine di grandezza attuale.

Quanto affermato risulta ancor più vero se si analizza il fenomeno in riferimento alla crescita demografica, crescita che, secondo stime delle organizzazioni internazionali, incrementerà la popolazione mondiale di circa un miliardo di persone nel prossimo ventennio, passando dagli attuali 7,5 miliardi a 8,5 miliardi di persone nel 2035.

Secondo uno studio realizzato negli Stati Uniti il 47% dei lavoratori americani svolge un’attività che rischia di scomparire nel giro di dieci, vent’anni. Se un tale evento dovesse verificarsi, dovrebbero emergere forze in grado di compensare la perdita di almeno 100 milioni di posti di lavoro.

Uno scenario quello descritto che si può tranquailllamente estendere, quanto meno in termini di macro fenomeno, a tutte le aree geografiche a economia avanzata e che per poter essere socialmente gestito e reso sostenibile necessita, teoricamente:
  • da una parte l’ingresso di un numero maggiore di persone verso un percorso scolastico orientato a creare competenze allineate agli attuali e futuri mercati
  • dall’altra una riconversione e formazione che possa rendere utili le persone che nel corso del tempo perderanno il lavoro.
Quest'ultimo punto appare tuttavia molto dubbio. Si pensi per esempio a quanti attualmente sono impiegati nel settore dei trasporti - considerata secondo le statistiche Usa una delle categorie più a rischio. Ebbene, potranno avere la possibilità di riconvertirsi a un lavoro coerente con la rivoluzione digitale?

Un tendenza che viene registrata un po’ in tutti i Paesi avanzati è, inoltre, la polarizzazione del lavoro: da una parte quello altamente specializzato, dall'altra quello non assoggettato al vincolo tecnologico. Il lavoro tipicamente d’ufficio o di fabbrica, e quello associato alla gestione di un dispositivo digitalizzabile, andrebbero a ridursi, al contrario di quello potrà avvenire in contesti immuni da automazione.

Ma il futuro è già in parte delineato da quanto accaduto negli ultimi vent'anni. Emblematico è il grafico che inquadra la dinamica del rapporto produttività, lavoro, reddito e Pil nell’economia americana.

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Dal grafico si evince che:
  • dagli inizi degli anni otttanta, ovvero dall’avento del personal computer e dell’informatizzazione di massa, la crescita di produttività non comporta un aumento proporzionale del reddito e che comunque la componente di lavoro residuale sia progressivamente meno remunerativa
  • nell’ultimo ventennio l’aumento di automazione produttività non ha portato nuova occupazione, fenomeno che alla luce di una più marcata automazione si dovrebbe verosimilmente accentuare.
Pubblicato il: 21/06/2017

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