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Red Hat, un anno di open source vissuto intensamente

Gianni Anguilletti, Country Manager, Red Hat Italy, fotografa l’andamento dell’esercizio passato e traguarda il futuro. La filiale italiana mette a segno alcuni traguardi importanti.

Autore: Barbara Torresani

red-hat-anguilletti-t.jpg60 trimestri di crescita continua: non può essere una fatto casuale, ma il frutto di una  strategia corretta. E’ quella impostata da Red Hat, l’Open Source Company Enteprise - partner di rilievo da circa il 90% delle Fortune 500 nel mondo, 10.300 dipendenti in crescita esponenziale, 85 uffici in 35 paesi - i cui risultati 2017 sono stati commentati da Gianni Anguilletti, a capo della filiale italiana, in un recente incontro con la stampa. Un’occasione al contempo per tracciare le direzioni future.

“A livello globale l’esercizio 2017 di Red Hat – da marzo 2016 a febbraio 2017 – ha ottenuto ottimi risultati: una crescita del fatturato pari al 18% - straordinario se lo si vede nel contesto di riferimento – per un valore di 2,4 miliardi di dollari – di cui oltre 2 miliardi esclusivamente riconducibili a sottoscrizioni, no consulenza ne formazione. Per la prima volta nell’anno fiscale si è superato il traguardo dei 3 miliardi di ordinato. Il quarto trimestre è invece stato il sessantesimo di crescita sia in termini di revenue sia di margini e per la prima volta inoltre abbiamo chiuso un contratto di oltre 100 milioni di dollari con un’unica azienda,”
afferma con soddisfazione Anguilletti.

redhatfotografia.jpgUn’ottima performance attribuibile non solo alla tecnologia ‘core’ relativa al sistema operativo Red Hat Enterprise Linux, ma spalmata anche sulle altre componenti di offerta oggi sempre più strategiche nel paniere aziendale: il +36% è stato realizzato infatti in ambiti Software Defined Storage, Cloud (nelle declinazioni Iaas e Paas), middleware, Application integration,... Un fatto testimoniato anche dalle 30 transazioni top effettuate, distribuite sulle offerte 1/3 su OpenStack, 1/3 su OpenShift e 1/3 su Ansible, e, di cui, oltre 15 contenevano almeno cinque famiglie di prodotti, a corroborare la strategia che guarda a un’offerta multi prodotto e non solo e unicamente focalizzata sul sistema operativo.
Un piano industriale collaudato e vincente
Schema che vince non si cambia: “Una strategia che punta al raggiungimento dei risultati non solo attraverso l’evoluzione tecnologica continua, ma anche a quella organizzativa in un disegno di apertura e flessibilità al fine di creare un circolo virtuoso in grado di sostenere questo volano di crescita”, dichiara Anguilletti.
Una formula che si declina lungo tre direttrici: Copertura/Completezza funzionale dell’offerta; libertà di scelta; flessibilità. Anguiletti le dettaglia ulteriormente: lungo la direzione tecnologia l’obiettivo è quella di “offrire lo stack infrastrutturale più completo e funzionale sul mercato, dal sistema operativo a tecnologie di virtualizzazione, Software Defined Storage, sviluppo e integrazione applicativa, sviluppo e gestione di conteiner e microservizi , API management, system management e automazione dei data center e cloud”, dice; l’apertura è intesa verso altre componenti di data center, che non deve necessariamente essere costituito da elementi infrastrutturali dello stack di Red Hat (anche se è caldamente consigliabile), ma è aperto ad altri sistemi operativi, hypervisor e middleware; flessibilità, secondo un modello che abbraccia l’Open Hybrid Cloud nella formula ‘Any Application, Anytime, Anywhere’ per rispondere rapidamente ad esigenze in continua evoluzione.

I focus tecnologici del 2017
Nello specifico l’esercizio concluso ha visto Red Hat investire molto sulla nuova metodologia basata su tecnologia conteiner –creata dentro Linux – e nel potenziare la piattaforma OpenShift in cui si possono trovare le funzionalità per la creazione (la parte più semplice) dei conteiner ma soprattutto per la gestione. All’interno di Openshift  si integrano due tecnologie come Docker – per la gestione dei formati dei conteiner - e Kubernetes – per la loro orchestrazione, a cui si affiancano una serie di altre tecnologie per l’Application lifecycle management.

In ambito Openshift Container Platform è stato rilasciato tutto il portafoglio middleware di Red Hat – a significare che un cliente può utilizzare JBoss come application server stand alone tradizionale oppure a conteiner dentro la piattaforma OpenShift. Un tassello ulteriore inoltre è stato posto nell’ambito dello sviluppo e dell’integrazione applicative con l’acquisizione di 3Scale, che proietta Red Hat nell’ambito dell’API management, con una soluzione posizionata nel Magic Quadrant di Gartner.  Da segnalare inoltre il rilascio di OpenStack 10.0, con circa 40 funzionalità aggiuntive: “Red Hat si sta imponendo come il punto di riferimento con più di 500 clienti sulla propria distribuzione OpenStack – alcuni nomi prestigiosi a livello italiano sono per esempio Fasteweb, Magneti Marelli e Tim”, rimarca Anguilletti. 

E’ stato inoltre rilasciato CloudForm 4.2, la cloud management platform che funge da orchestratore di qualsiasi declinazione cloud. Una sorta di ombrello, attraverso il quale gestire OpenStack on premise o cloud pubblico, OpenShift e i motori di virtualizzazione Red Hat, Hyper-V e VMware.  Negli ultimi 12 mesi Red Hat ha altresì speso molte energie nel rendere completamente open source e integrare nel proprio stack l'offerta di automazione portata in dote da Ansible, la cui acquisizione risale a ottobre 2015. Forte l’investimento anche in ambito storage – nella declinazione Software Defined Storage, dove il vendor si muove con una duplice strategia: da una parte con lo storage Ceph giunto alla 2.x – che ben si sposa con l’ambiente cloud Iaas come tecnologia principe per le implementazioni OpenStack; dall’altra con Gluster – nella versione attuale 3.2 - un ‘persistent storage’ utilizzato in ambiente Paas, ideale per ambiente OpenShift.

Oggi la fotografia dell’offerta tecnologica a marchio Red Hat propone quindi ai clienti uno stack tecnologico-infrastrutturale completo e altresi  sofisticato a partire dall’ infrastruttura – sistema operativo, storage, virtualizzazione, cloud pubblico e privato, sviluppo applicativo, strumenti di automazione, controllo e monitoraggio. Il tutto corredato da una serie di servizi che puntano a posizionare Red Hat non tanto e solo come vendor tecnologico, ma come azienda in grado di trasferire elementi metodologici, come devOps, ma soprattutto a porsi come “catalizzatore per consentire al cliente di interiorizzare quelle metodologie che stanno rendendo importante l’Open Source. I clienti vogliono essere protagonisti attivi di una metodologia di sviluppo alla base di tutte le innovazioni tecnologiche emergenti”, spiega Anguilletti.

Un’offerta che vuole accompagnare i clienti nel processo di trasformazione digitale, che tiene conto dello scenario di IT bimodale disegnato da Gartner qualche anno fa, per soddisfare a pieno tipologie di esigenze molto diverse di due mondi divergenti - da una parte un’IT tradizionale che deve gestire in modo efficiente l’infrastruttura esistente e dall’altra la nuova IT agile e veloce, che poggia sul cloud, e risponde ai nuovi paradigmi tecnologici e di business - che continuano a convivere sul mercato: “In questo senso OpenShift è l’esempio principe, unica Paas in grado di ospitare, gestire, conteinizzare anche ‘stateful application’, beneficiando delle caratteristiche dei due mondi,” afferma Anguilletti.

Lo sviluppo organizzativo: persone, verticalizzazione e focalizzazione
Una completezza di offerta che si accompagna allo sviluppo organizzativo aziendale, che ha visto Red Hat  concentrarsi ulteriormente sullo sviluppo delle competenze e sull’accrescimento della numerica delle risorse. L’azienda ha agito in termini di verticalizzazione delle competenze per mercato con l’obiettivo essere sempre più rispondente alle esigenze specifiche dei differenti settori merceologici – i più rappresentativi financial services/insurances, telecomunicazioni, public sector, industry. In particolare per le Tlc è stata creata una divisione specifica per questo particolare mercato a livello mondiale, declinata nelle differenti country.
In Italia il focus va principalmente a Telco, Financial Sector, Public Sector e Industry (manufacturing). L’elemento di focalizzazione introdotto punta alla specializzazione delle persone su tecnologie, soluzioni  e canali: “Puntiamo ad avere persone che non siano tuttologhe ma bensì specialisti non solo sul mercato ma sui prodotti e i canali attraverso cui servire i differenti settori merceologici,” ribadisce.

Il 2017 tutto italiano
In questo disegno risultano ottime le performance della filiale italiana guidata da Anguilletti nell’esercizio 2017; superiori a quelle della corporation (considerando però che il 67% delle revenue globali passa dalle Americhe – Nord e Sud - e quindi c’è un livello di maturità maggiore e quindi di adozione), tendenzialmente allineati a quelli delle principali economie europee come Francia e Germania, un po’ meno brillanti dei paesi nordici dove la carica di innovazione e l’open source trovano ampio terreno fertile.
Tra i traguardi raggiunti dalla filiale nel 2017 da segnalare il raggiungimento e il superamento dei 100 dipendenti, oggi nell’intorno dei 120, di cui circa 80 di estrazione tecnica. Degno di nota anche la sigla del Contratto Consip a ottobre 2016, che mette il settore pubblico nella condizione di accedere attraverso il Portale Consip alle sottoscrizioni Red Hat, con vantaggi di riduzione dell’intero processo di acquisto, sottoscrizioni offerte a un costo concordato (ovviamente inferiore), disponibilità di un numero verde per qualsiasi tipo di supporto favorendo, di fatto, la diffusione dell’Open Source nella PA.

E’ in fase di lancio, inoltre, l’iniziativa - The Community of Open Innovators - che mira a creare un luogo di incontro dove executive IT (C-Level dei principali clienti) possano sviluppare e condividere  relazioni professionali e fare networking,  funzionali a future collaborazioni, anche al di fuori del contesto dell’iniziativa. Un programma, non un evento, sponsorizzato da Red Hat (organizzato in collaborazione con The Innovation Group) che dà accesso a informazioni di carattere tecnologico e organizzativo quali guide operative, analisi di consulenti e newsletter trimestrali, con la possibilità di dare contribuiti e input. Attraverso di esso è possibile ricevere anticipazioni rispetto alle evoluzioni di tecnologie open source, partecipare ad eventi nei quali mettere a fattor comune punti di vista, competenze, esigenze e informazioni utili per arricchire l’esperienza professionale e il contributo allo sviluppo del business della propria azienda: “Vogliamo diventi luogo e metodologia attraverso cui avere relazioni continuative di un certo livello su una serie di temi strategici”, enfatizza Anguilletti.

Una buona posizione quella raggiunta da Red Hat nel Belpaese: “Siamo considerati il motore dell’IT di molte organizzazioni per recuperare una posizione di centralità necessaria a sostenere le iniziative implementate in termini di competitività, innovazione, riduzione dei costi con l’obiettivo di aumentare la soddisfazione dei clienti e generare un circolo virtuoso”. Tra i clienti che hanno abbracciato questa linea si collocano Aviva, Cassa depositi e prestiti e TIM.

“Ormai l’Open Source è a tutti gli effetti considerato una tecnologia applicabile e vincente in ambienti mission e business critical, che dal sistema operativo si spinge agli strati superiori. Red Hat infatti è sempre più coinvolta nell’ambito dello sviluppo e dell’integrazione applicativa e del cloud. Le aziende infatti stanno sempre più migrando lo sviluppo applicativo da piattaforme legacy proprietarie a quelle open. In ambito cloud, a differenza delle aspettative, stiamo riscontrando grande interesse per la parte cloud Iaas – per noi OpenStack – ma c’è un ordine di interesse molto superiore per la parte Paas – OpenShift in casa Red Hat”, 
conclude Anguilletti.Insomma, il mondo non è mai stato così 'open' e Red Hat c'è.
Pubblicato il: 11/04/2017

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